Un pò di storia....

 

La via del sale

E’ noto che fin dalla preistoria la costa dell’Alto Adriatico era caratterizzata dalla presenza di saline; si ha menzione di quelle di Aquilea, Chioggia, Grado, Padova, Venezia e più a sud, oltre quelle di Cervia, si ricordano quelle di Comacchio giunte fino a noi, quelle di Cesenatico interrate nel 1775, quelle di Ravenna chiuse nel 1441. Infatti le coste basse ed argillose, che da Cesenatico vanno fino alla Laguna Veneta, si prestavano naturalmente ad accogliere, colle alte maree, l’acqua del mare e ad esporla a sottile strato d’estate ai raggi cocenti del sole.

Molto probabilmente le nostre saline risalgono al tempo degli Umbri, quando le popolazioni, di pastori e di agricoltori nomadi, durante la buona stagione scendevano dalla valle del Savio verso il mare per rifornirsi di sale che allora doveva fiorire spontaneo nelle bassure argillose della costa. Si sono trovati insediamenti di quelle popolazioni in località assai vicine al mare, anche nei pressi di Cervia.

  

Ricostruzione di una nave oneraria romana utilizzata per il trasporto di merci e persone.

Oppure i primi a raccogliere il nostro sale, e forse anche a costruire saline, furono coloni greci i quali, ricercando nuovi scali, fondarono Ficocle, l’antica madre di Cervia, il cui nome è appunto di origine greca: phycos vuol dire, infatti, alga e cocleo corrisponde a celebro; un toponimo che vorrebbe dunque significare “luogo noto per le alghe”, quel biso così diffuso un tempo nei canali e nei bacini delle saline.

Forse per un certo tempo la produzione ed il commercio del sale dell’Adriatico fu monopolio degli Etruschi, poi dei Celti che occuparono la valle del Po verso il IV secolo a. C.  

 

Particolare della Tabula Peutingeriana (IV d.C.). Il Nord è a sinistra, il Sud a destra. Le due strisce verdi che attraversano tutta la carta sono L'Adriatico, in alto, e il Tirreno, in basso.

Ficocle fu certo famosa per il suo sale che si poteva raccogliere per gran parte della valle Ficoclea, una laguna i cui contorni meridionali sono tuttora segnati dai toponimi di Canuzzo, Canuzzola, Bagnarola…. 

Nei tempi antichi il sale era il prodotto che maggiormente si esportava o si barattava e che quindi costituiva una ricchezza per chi ne poteva disporre. Le prime notizie sulle saline risalgono al 965. Nel Medioevo, lo sfruttamento del sale era nettamente separato dalla proprietà della salina. I salinari erano dei paesani unicamente occupati nel lavoro della loro salina e nella raccolta del sale. I proprietari erano grandi personaggi vicini all’imperatore; ma anche nel patrimonio della Chiesa le saline rivestivano grande importanza. Una o due aree salifere assicuravano appena l’approvvigionamento del sale e la copertura dei bisogni della famiglia monastica: la salatura dei maiali e del pesce per la tavola dei monaci, per quella dei loro ospiti e dei poveri dello ospizio.  

Il deposito del sale a Cervia. Dal sito www.racine.ra.it/cervia/MUSA/SALINSTO.HTM. 

Il commercio

Il sale è usato in grandi quantità per l’alimentazione umana e animale, per la conservazione degli alimenti e per particolari attività, come il trattamento del cuoio e del pellame. 

E’ un prodotto pesante, i suoi costi di produzione sono bassi, quelli di trasporto molto elevati, tanto che in genere si preferisce utilizzare le vie d’acqua: trasporti fluviali verso l’Emilia, marittimi verso Ancona, il Friuli o l’Istria.

I secoli successivi videro le città di Ravenna, Ferrara, Comacchio e Venezia coinvolte in continue lotte e contese nelle quali lo sfruttamento delle saline, il commercio del sale, il controllo delle sue vie di trasporto, ebbero un ruolo molto importante.

 

 

 

 

 

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