STUDIO FINALIZZATO ALL’INTRODUZIONE DI NORME E MISURE VOLTE A FAVORIRE IL RIUTILIZZO DELLE ACQUE REFLUE DEPURATE (art. 26, D. Lgs. 152/99)
 
 
COMMITTENTE
 
Regione Emilia-Romagna, Assessorato Agricoltura, Ambiente e Sviluppo Sostenibile
 
RESPONSABILE PROGETTO
 
P.I. Gabriele Bardasi  

Struttura Tematica Ingegneria Ambientale

Vicolo Carega, 3 Bologna

Tel. 051-2966316

e-mail: gbardasi@ia.arpa.emr.it

 
DATA INIZIO
 
Agosto 2002
 
DATA  CONSEGNA
 
Febbraio 2004
 
Obiettivi del progetto
 

I temi del risparmio idrico e del riutilizzo delle acque derivanti da processi di depurazione delle acque reflue, sono affrontati dagli articoli 25 e 26 del testo aggiornato del Decreto Legislativo 11 maggio 1999, n. 152, a seguito delle disposizioni correttive ed integrative di cui al Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 258.

 In attuazione dell’articolo 26, comma 2, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 è stato emanato il Decreto 12 giugno 2003, n. 185 che riporta le norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue.  L’art. 1 comma 4 del Decreto 12 giugno 2003, n. 185 riporta “Nel rispetto delle norme tecniche di cui al presente regolamento le regioni adottano le norme e le misure previste dall’articolo 6, comma 2, della legge n. 36 del 1994 per il conseguimento degli obiettivi di qualità di cui al decreto legislativo n. 152 del 1999, con particolare riferimento alle aree sensibili di cui all’articolo 18 del suddetto decreto legislativo, anche al fine di fare fronte in modo strutturale a situazioni permanenti di scarsità della risorsa idrica. Tali norme e misure costituiscono parte integrante dei piani di tutela di cui al capo I del titolo IV del decreto legislativo n. 152 del 1999 e sono inserite nei predetti piani ai sensi dell’allegato 4 del citato decreto legislativo”. Il progetto intende fornire alla Regione il supporto riguardante la definizione di norme di indirizzo e promozione in materia di riutilizzo delle acque reflue opportunamente trattate. Nel progetto: “Studio finalizzato all’introduzione di norme e misure volte a favorire il riutilizzo delle acque reflue depurate (art. 26, D. Lgs. 152/99)” sono riportati gli aspetti normativi che regolano il riutilizzo a livello internazionale, l’analisi delle varie possibilità di riuso della risorsa, valutandone inoltre le caratteristiche quali-quantitative necessarie. Sono inoltre individuati, in accordo con il Piano di Tutela delle Acque della Regione – Documento preliminare (art. 25 L.R. 20/2000), gli impianti di depurazione su cui effettuare prioritariamente il riutilizzo delle acque reflue depurate, giungendo a definire una proposta di normativa regionale.

 

Metodologia
 

Dalle esperienze maturate in paesi che hanno applicato, da diverso tempo, il riutilizzo delle acque, si trae l’estrema importanza della normativa tecnica, di carattere igienico-sanitario, relativa alle caratteristiche delle acque per il riuso e alle problematiche connesse con l’applicazione dei reflui. Ogni investimento in materia deve necessariamente fare affidamento ad elementi certi sui criteri di trattamento ed utilizzo dell’acqua, tali da indurre gli investitori, e in ogni modo tutti i soggetti interessati, ad assumere iniziative concrete in materia. La chiarezza normativa è una condizione indispensabile per assicurare una “accettabilità”, non sempre scontata, dell’acqua riciclata. Occorre, per tutti i settori per i quali vi possono essere interessi connessi al riutilizzo delle acque, ragionare in un’ottica di pianificazione integrata di gestione del territorio e delle acque, che tenga conto delle risorse idriche, della raccolta delle acque reflue, della depurazione e del riutilizzo.

La metodologia adottata nella redazione del progetto prevede principalmente:

  • un approfondimento a carattere tecnico normativo a livello internazionale;
  • l’individuazione dei settori potenziali a cui potrebbe essere destinata la risorsa;
  • la valutazione tecnica sulla possibilità di utilizzare i reflui trattati per i vari settori d’interesse;
  • un’analisi della disponibilità della risorsa da sottoporre a recupero;
  • l’individuazione degli impianti ritenuti prioritari ai fini del recupero;
  • delle valutazioni concernente gli aspetti economici e tariffari;
  • la predisposizione di una proposta di normativa regionale.

 Nella prospettiva del risparmio della risorsa idrica e della riduzione dei prelievi da falda e da acque superficiali, le acque reflue depurate vengono considerate come “risorsa” da gestire in modo razionale, attraverso modalità di utilizzo che comportano la definizione di opere e interventi specifici rapportati ai territori da servire, da correlare alle effettive esigenze espresse dai potenziali utenti.

Per questo motivo il riutilizzo delle acque reflue va gestito attraverso un vero e proprio “Piano” che raccorda il refluo depurato prodotto da un depuratore (o da un gruppo di depuratori) agli utilizzi che sono possibili nell’ambito territoriale nel quale può essere fatto confluire. I caratteri specifici di quest’ambiente territoriale (morfologia del territorio, economie presenti nell’area, presenza d’urbanizzazioni) possono determinare un utilizzo del refluo recuperato o per l’irrigazione di aree agricole, o per usi civili, o per l’attività industriali-artigianali.

 

 

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