| Il lavoro è stato progettato
e diretto dallIng. Mentino Preti dellARPA -
Ingegneria Ambientale. |
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Hanno collaborato:
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- ICRAM Dott. David Pellegrini
Dott.ssa Claudia Virno per la definizione dei
caratteri generali dellarea antistante la costa
regionale, lindividuazione delle aree di scarico
e la certificazione della loro idoneità.
-
ARPA - Struttura Oceanografica Daphne Dott.
Giuseppe Montanari per il prelievo dei campioni
in mare e la definizione dei caratteri generali dellarea.
- CNR - Istituto di Geologia Marina di Bologna - Dott.ssa
Franca Frascari Dott. Marco Marcaccio
per la definizione della cartografia informatizzata.
- Università di Modena e Reggio Emilia - Dipartimento
di Biologia animale: Prof.ssa Anna Maria Bonvicini-Pagliai,
Prof. Roberto Crema, Dott. Ivano Ansaloni,
Dott.ssa Elisabetta Galli, Dott. Andrea Valentini
per la caratterizzazione delle comunità macrozoobentoniche.
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| Le analisi dei campioni sono state
effettuate da: |
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ARPA - Sezione Provinciale di Ferrara
per le analisi chimiche
ARPA - Sezione Provinciale di Ravenna per le analisi granulometriche
e dellarsenico
ARPA - Sezione Provinciale di Rimini per le analisi microbiologiche
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In copertina:
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Operazione di dragaggio allimboccatura del porto
di Cesenatico.
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| INDICE |
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Premessa
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Attività
della Regione Emilia-Romagna nel campo dei dragaggi
portuali
Individuazione
delle nuove aree di scarico
Operazioni
di campionamento in mare e metodologie di analisi
Operazioni di campagna oceanografica
Analisi macrozoobentoniche: metodi
Analisi chimiche: metodi
Considerazioni
Conclusive
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| Premessa
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| La fascia litoranea dellAdriatico
centrosettentrionale compresa tra il promontorio di Gabicce
a sud e il delta del Po a nord, appartiene amministrativamente
alla Regione Emilia-Romagna. |
| Il fronte a mare ha uno sviluppo
di 130 km ed è suddiviso tra 4 province (Rimini,
Forlì, Ravenna e Ferrara) e 14 comuni. |
| Per gli aspetti morfologici questo
tratto costiero è interamente costituito da costa
bassa e sabbiosa ed è interrotto ogni 10-15 km dalle
foci di torrenti e fiumi che con il loro apporto solido
hanno sempre garantito lalimentazione delle spiagge.
|
| Le caratteristiche geografiche e
morfologiche della zona hanno favorito fin dallantichità
gli insediamenti umani e gli scambi con lesterno via
mare. |
| In considerazione delle caratteristiche
morfologiche di questo litorale, esclusivamente costituito
da costa bassa e sabbiosa, la realizzazione dei porti è
sempre avvenuta o utilizzando le foci fluviali o sezionando
con un canale artificiale la spiaggia emersa e sommersa.
|
| Per queste ragioni i porti del litorale
emiliano-romagnolo sono tutti riconducibili alla categoria
dei porti-canale. |
| E evidente quindi che in funzione
della ubicazione, della lunghezza dei moli e della direzione
del trasporto solido litoraneo, queste opere sono soggette
allinsabbiamento. |
| I materiali che si accumulano nei
pressi della loro imboccatura sono infatti costituiti in
massima parte da sabbie di spiaggia, che si spostano lungo
costa sospinte dalle correnti litoranee. |
| In una costa come quella in esame,
lapertura di un canale sottomarino per favorire laccesso
dei natanti al porto si traduce in pratica in una modificazione
della morfologia del fondale che inevitabilmente ha breve
durata in quanto il moto ondoso solleva e sposta la sabbia
colmando il canale sottomarino e ripristinando così
la situazione iniziale del fondale. |
| Diversi porti della Regione Emilia-Romagna
sono attualmente ubicati nel tratto terminale di torrenti
o fiumi per cui sono soggetti non solo allinsabbiamento
ad opera del mare, ma anche allinterrimento da parte
del corso dacqua. |
| E evidente quindi che, per
garantire il transito in sicurezza dei natanti, occorre
periodicamente dragare la quota parte di sedimento che riduce
la sezione di progetto del canale daccesso. |
| Quasi sempre i materiali dragati
sono stati portati in mare, al largo della costa. |
| Un vero e proprio spreco di risorse
naturali e finanziarie è stato effettuato in passato,
con la pratica del trasporto e scarico delle sabbie dragate
allimboccatura dei porti su fondali marini al largo.
|
| Il loro utilizzo migliore, qualora
non si sia in presenza di scarichi inquinanti, è
infatti il ripascimento delle spiagge erose poco distanti.
|
| Diverso è il caso dei materiali
fini che si accumulano allinterno dei moli e delle
darsene che, in condizioni naturali, sarebbero stati spinti
al largo dalle correnti fluviali. |
| Allo stato attuale, dovendo garantire
lagibilità dei porti, si rende necessario procedere
al dragaggio di questi materiali e al loro allontanamento
mediante mezzi meccanici. |
| A partire dal gennaio 1996, la normativa
che regolava lattività di dragaggio e scarico
di materiali in ambito litoraneo è stata aggiornata
dal Decreto
del Ministero dellAmbiente 24 gennaio 1996, che
subordina ogni attività di movimentazione a severe
procedure tecnico-giuridiche. |
| Il Decreto stabilisce in particolare
che la domanda di autorizzazione allo scarico in mare debba
essere presentata al Ministero dellAmbiente, per il
tramite del Capo del Compartimento Marittimo competente,
corredata da un insieme di dati relativi alla caratterizzazione
chimico-fisica e microbiologica del materiale da movimentare.
Questo ai fini della tutela ambientale delle aree marine
individuate per lo scarico. |
| Il presente lavoro riporta lattività
svolta per individuare e caratterizzare le nuove aree di
scarico dei materiali dragati nei porti della Regione Emilia-Romagna. |
| |
| Attività
della Regione Emilia-Romagna nel campo dei dragaggi portuali
|
| |
| Per favorire lapplicazione
del sopracitato Decreto ed impedire quindi, che materiali
inquinati vengano scaricati in mare o lungo le coste, la
Regione Emilia-Romagna, attraverso lAssessorato alla
Programmazione, Territorio e Ambiente, ha deciso nellAprile
1996 di farsi carico delle attività di prelievo ed
analisi dei campioni relative a tutti i porti regionali
e alle spiagge da ripascere. |
| Ciò per ottimizzare, sotto
il profilo tecnico ed economico, unattività
complessa che ogni Comune o Amministrazione, interessata
al dragaggio di un porto o al ripascimento di una spiaggia,
avrebbe dovuto svolgere autonomamente. |
| Lesecuzione del lavoro è
stata affidata ad ARPA e gestito dalla sua struttura tematica
di Ingegneria Ambientale, che lha completato nel Dicembre
1997. |
| Nel Febbraio 1998 la relazione finale
è stata trasmessa dallAssessorato regionale
al Ministero dellAmbiente e presentata al convegno
sui dragaggi portuali, organizzato dallo stesso Ministero,
il 18 Febbraio a Roma. |
| In tutto sono state caratterizzate
7 aree portuali, 2 aree di prelievo a terra, la foce del
Po di Goro e 13 spiagge da ripascere. |
| Le analisi hanno dimostrato che i
materiali da dragare sono nel complesso poco inquinati,
quindi scaricabili in mare. |
| Il Ministero dellAmbiente ha
stabilito però, con i Decreti autorizzativi, che
lo scarico in mare poteva essere effettuato nelle aree sino
ad allora utilizzate solamente fino al 31 dicembre 1998.
|
| Lindicazione del Ministero
è stata quindi quella di individuare nuove aree di
scarico in mare e di procedere alla loro caratterizzazione
secondo le modalità indicate nel Decreto
del Gennaio 1996 sopracitato. |
| Visto i buoni risultati ottenuti
con il lavoro di caratterizzazione dei materiali da dragare,
la Regione ha deciso di farsi carico anche della individuazione
e caratterizzazione delle nuove aree di scarico in mare
dei materiali dragati nei porti e ne ha affidato lesecuzione
ad ARPA-Ingegneria Ambientale. |
| Scopo del lavoro è quindi
quello di individuare e caratterizzare un numero adeguato
di aree per lo scarico a mare dei materiali dragati in corrispondenza
dei 5 porti classificati come regionali, per i quali la
Regione, attraverso lAssessorato ai Trasporti, sostiene
finanziariamente in toto le operazioni di dragaggio, dei
3 porti comunali (Riccione, Bellaria e Cervia) per i quali
la Regione sostiene in parte le spese di dragaggio e di
Porto Verde, un porto privato in comune di Misano. |
| Al fine anche di ottemperare a quanto
stabilito dal Decreto del Ministero dellAmbiente,
Ingegneria Ambientale ha deciso di avvalersi del supporto
tecnico-scientifico di diversi Istituti Pubblici specializzati
in attività legate al settore marino tra cui in particolare
ICRAM,
Istituto di Geologia Marina del CNR
di Bologna e ARPA-Daphne.
|
| Le analisi dei campioni di sedimento
raccolti in mare sono state eseguite dai laboratori delle
Sezioni Provinciali dellARPA di Rimini, Ravenna e
Ferrara, mentre le analisi bentoniche sono state effettuate
dal Dipartimento di biologia animale dellUniversità
di Modena e Reggio Emilia. |
| |
| Partendo da nord verso sud, lelenco
dei porti interessati è il seguente: |
| |
- Porto di Goro
- Porto di Porto Garibaldi
- Porto di Cervia
- Porto di Cesenatico
- Porto di Bellaria
- Porto di Rimini
- Porto di Riccione
- Porto Verde
- Porto di Cattolica
|
| Fino al 31 dicembre 1998 le aree
utilizzate per lo scarico in mare dei materiali dragati
erano 8, di cui 5 nel compartimento di competenza della
Capitaneria di porto di Rimini e 3 in quello di Ravenna. |
| In pratica fino ad ora ogni porto
ha potuto usufruire di una sua zona di scarico, ubicata
nello specchio di mare prospiciente appena oltre i limiti
previsti dalla Legge. |
| Per la loro vicinanza alla costa
o agli impianti di mitilicoltura, o a zone marine protette,
queste aree non sono più ritenute idonee. |
| Occorre precisare però, che
lindividuazione di nuove aree di scarico in mare non
si presenta come compito facile in quanto la fascia di mare
interessata è caratterizzata da unelevata densità
di aree già vincolate per la presenza di pozzi metaniferi,
condotte sottomarine, impianti di maricultura, zone protette,
zone soggette a vincolo militare ecc. |
| Tra le vecchie aree quella di maggior
superficie e più distante è quella di scarico
dei sedimenti provenienti dal porto di Ravenna, unico porto
statale presente lungo il litorale regionale. |
| In questarea sono stati scaricati
negli ultimi anni circa 500.000 m3 di materiale. Vista lentità
dello scarico il Ministero dellAmbiente ha chiesto
allAutorità Portuale di Ravenna di affidare
ad un Istituto Pubblico la verifica dellimpatto determinato
da questo scarico sullambiente marino della zona.
|
| Lincarico è stato affidato
allIstituto di Geologia marina del CNR di Bologna,
che ha effettuato verifiche con prelievo di campioni ogni
100.000 m3 di materiale sversato. |
| Pertanto essendo il Porto di Ravenna
guidato da unapposita Autorità che, tra gli
altri compiti, deve farsi carico anche del recapito in mare
dei materiali dragati in ambito portuale, questo porto non
è stato considerato nel presente lavoro. |
| |
| Individuazione
delle nuove aree di scarico |
| |
| La scelta delle nuove aree di scarico
è avvenuta tenendo conto delle disposizioni del Decreto
del Ministero dellAmbiente del 24.01.1996 punto 7
(procedura durgenza) allegato A e dintesa tra
i funzionari rappresentanti delle Amministrazioni ed Enti
preposti. |
| |
| I criteri e i parametri considerati
per lindividuazione dei siti di scarico sono stati
i seguenti: |
| |
- Vincoli per usi specifici del mare
- Impianti di molluschicoltura
- Direzione delle correnti principali
- Esigenze economiche
- Esigenza di migliorare la gestione dei siti di scarico
a mare
- Caratteristiche generali dellarea (quali le
caratteristiche dei fondali e condizioni trofiche della
colonna dacqua)
- Caratteristiche del materiale da dragare
|
| Lesistenza di diversi vincoli
lungo la costa emiliano romagnola (poligoni di tiro, piattaforme,
zone di divieto di ancoraggio e attività pesca) e
la presenza di impianti di molluschicoltura hanno avuto
un ruolo determinante nellindividuazione dei siti
di scarico. |
| In modo particolare si è ritenuto
necessario, in considerazione della presenza di impianti
di molluschicoltura e della previsione di realizzazione
di nuovi impianti nella zona, di collocare le nuove aree
di scarico sufficientemente distanti sia dalla costa (circa
5 miglia), sia da tali impianti (2 miglia), per garantirne
la massima tutela dal punto di vista igienico-sanitario.
|
| La proposta di allontanare i siti
di scarico dalla costa verso il largo, posizionandoli a
sud-est degli impianti più vicini, ha tenuto conto
dellandamento delle correnti prevalenti nella zona
in esame, dirette prevalentemente verso sud-est, introducendo
così un ulteriore elemento di tutela. |
| Al fine di contenere gli oneri economici,
visto che la distanza tra Goro e Cattolica, i due porti
alle estremità nord e sud della costa regionale,
è circa 110 km e che i comuni hanno la necessità
di effettuare scarichi frequenti e di modesta entità,
si è provveduto a selezionare più siti dislocati
lungo la costa in considerazione delle singole esigenze
portuali. |
| Si è ritenuto opportuno comunque
ridurre il numero delle aree e definirle con una più
ampia estensione al fine di circoscrivere gran parte dellimpatto
dello scarico entro le aree stesse ed in previsione di attività
di scarico che potrebbero protrarsi per alcuni anni. |
| Allo scopo di migliorare il controllo
degli sversamenti e le successive attività di monitoraggio
è stata quindi suggerita una ulteriore suddivisione
della stessa area in subaree più piccole. |
| Sono state previste cinque nuove
aree di scarico di forma rettangolare e di dimensione di
1 miglio per 2 miglia, ad eccezione dellarea Riccione-Cattolica-Porto
Verde di maggiore estensione (1 per 3 miglia), con dimensione
delle singole subaree di 0,5 miglia di lato. |
| In particolare sono state proposte
due aree nel Compartimento marittimo di Ravenna e tre nel
Compartimento marittimo di Rimini, eliminando la vecchia
area di scarico posta a largo di Cesenatico e unificando
le due aree poste al largo di Riccione, Portoverde e Cattolica. |
| Le due aree ricadenti nel compartimento
marittimo di Ravenna verranno così utilizzate: la
prima per il recapito dei sedimenti dragati a Goro e Porto
Garibaldi, la seconda per quelli di Cervia. |
| Nelle tre nuove aree del Compartimento
marittimo di Rimini verranno scaricati rispettivamente i
materiali provenienti dal dragaggio dei porti di Cesenatico
e Bellaria, quelli del porto di Rimini e quelli dei porti
di Riccione, Portoverde e Cattolica. |
| Considerate le caratteristiche del
materiale da dragare, che presenta in generale una elevata
componente organica e bassi livelli di contaminanti quali
metalli, IPA, PCB e pesticidi, è stato ipotizzato
uno scarico di quantitativi di materiale di non oltre 20.000
m³ per ogni subarea, con opportuno piano di monitoraggio
da eseguire a scadenze fisse (temporali o per quantitativi
di materiale sversato) e tale da consentire un eventuale
riutilizzo dellarea nel tempo. |
| Ai fini di una ottimale gestione
dei materiali provenienti dal dragaggio dei porti, un grande
vantaggio economico si può ottenere utilizzando in
modo sistematico le frazioni sabbiose di buona granulometria
per il ripascimento delle spiagge in erosione, in particolar
modo quelle delle barre che si formano in corrispondenza
delle testate dei moli. |
| Negli ultimi due-tre anni questo
metodo ha trovato pratica applicazione a Riccione, Cervia,
Cesenatico e Porto Garibaldi. |
| I quantitativi di sabbia provenienti
dal dragaggio portuale riutilizzati per il ripascimento
può essere stimato in circa 100.000 m³. |
| Una quantità estremamente
significativa quindi che, agli attuali prezzi di mercato
della sabbia, si può valutare abbia prodotto un risparmio
di circa 3 miliardi di lire, cifra che ha largamente compensato
gli oneri di dragaggio. |
| Vengono di seguito riportate le sigle
e i porti di riferimento delle 5 nuove aree di scarico oltre
che quelle dei 10 campioni prelevati per la loro caratterizzazione
(Tabella 1). |
| |
| Tabella
1 - Codici delle aree di scarico e dei punti di prelievo
dei campioni |
| |
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La Figura
1 e
Figura 2 forniscono la rappresentazione schematica dellubicazione
delle 5 nuove aree e della loro suddivisione in subaree
(cliccare sui link per vedere le figure). |
| |
Di seguito vengono poi riportate
in Tabella
2:
- le coordinate dei vertici delle 5 aree di scarico;
- le coordinate dei punti centrali delle sub-aree;
- le profonditą medie di ogni area;
- la distanza dalla costa del punto centrale di ogni
area.
|
| Operazioni
di campionamento in mare e metodologie di analisi |
| |
| Operazioni di campagna oceanografica
|
| A seguito della individuazione delle
nuove aree per lo scarico in mare dei materiali dragati
nei porti, si č proceduto al prelievo dei campioni. |
| Per ognuna delle 5 aree sono state
prelevati 2 campioni, uno allinterno e uno allesterno,
denominato "bianco", da utilizzare quale riferimento
per i futuri monitoraggi. |
| Tale campione č stato ubicato per
ogni area un miglio a nord con riferimento al lato inferiore. |
| Il campionamento e le misure in mare
sono state effettuate utilizzando il battello oceanografico
Daphne
II di proprietà della Regione Emilia-Romagna,
assegnato ad ARPA ed in gestione armatoriale al Centro Ricerche
Marine di Cesenatico. |
| Le operazioni di campagna si sono
svolte dal 26 novembre al 13 dicembre 1998 ed hanno richiesto
diversi giorni di uscita in mare della motonave, per le
condizioni meteo-marine avverse che non hanno consentito
di effettuare i prelievi previsti in tempi limitati. |
| Il posizionamento delle stazioni
di prelievo e di misura č stato realizzato con sistema GPS
(Global Position System) avente precisione +/- 50 m. |
| Le campagne di monitoraggio sono
iniziate a partire dalle aree settentrionali e sono proseguite
in successione verso quelle meridionali. |
| In ognuna delle 10 stazioni di campionamento
sono state ripetute le seguenti operazioni: |
| |
- ancoraggio della motonave Daphne II per evitare lo
scarroccio, dovuto ai venti di maestrale che hanno caratterizzato
il periodo di indagine e per consentire una migliore
funzionalitą della strumentazione di campionamento e
di misura;
- esecuzione di un profilo verticale con sonda multiparametrica
per acquisire le variabili chimico-fisiche ad ogni metro
di profonditą;
- campionamento mediante bottiglia Niskin delle acque
di fondo (a 0.5 m dal sedimento);
- prelievo di acqua per le determinazioni di nutrienti,
della clorofilla "a" e per le analisi microbiologiche;
- campionamento sistematico del sedimento con Box Corer
( 2 repliche ); prelievo dal box, portato in superficie,
di una aliquota di circa 500 grammi dei primi 5 cm di
spessore di sedimento. I campioni, dopo essere stati
inseriti negli appositi contenitori, sono stati inviati
alle Sezioni provinciali ARPA di Rimini, Ravenna e Ferrara
per lesecuzione delle analisi relative a: granulometria,
metalli pesanti, pesticidi, IPA, microbiologia;
- campionamento del sedimento con box corer ( 6 repliche
per ogni stazione ) con subcampionamenti a due livelli
dello strato di fango prelevato ( i primi 5 cm e la
restante aliquota di spessore variabile in funzione
della compattezza e tipologia del sedimento). Questi
campioni sono stati eseguiti in collaborazione con i
tecnici del Dipartimento di Biologia Animale dellUniversitą
di Modena che in seguito li hanno utilizzati per le
indagini quali-quantitative sulle biocenosi macrobentoniche.
|
| Le determinazioni dei parametri idrologici
sono state effettuate mediante la strumentazione installata
a bordo del battello oceanografico "Daphne II". |
| Per l'esecuzione dei profili verticali
di temperatura, salinità, ossigeno disciolto, pH
e clorofilla "a" è stata utilizzata la
sonda multiparametrica Idronaut mod. Ocean Seven 316, che
azionata da un verricello, viene calata sulla verticale.
La velocità di discesa è stata adeguata alla
capacità temporale di acquisizione dei parametri
idrologici. |
| In superficie e sul fondo la sonda
veniva lasciata per un tempo maggiore al fine di stabilizzare
la misura di pH e ossigeno. I dati trasmessi via cavo erano
visualizzati su computer sia in forma numerica che grafica,
registrati su disco e tabulati su stampante. |
| La concentrazione di clorofilla "a"
è stata determinata col metodo fluorimetrico in vivo,
mediante l'impiego di un fluorimetro TURNER 10 AU installato
a bordo del battello. Per i profili verticali di questo
parametro si è utilizzato un fluorimetro della "Sea
Teck" abbinato alla sonda della "Idronaut".
|
| La torbidità è stata
misurata lungo la colonna dacqua mediante un trasmissometro
della "Sea Teck" abbinato alla sonda "Idronaut". |
| La trasparenza dell'acqua è
stata misurata mediante il disco di Secchi. |
| Mediante autoanalizzatore della "Bran
Luebbe" mod. Traacs 800 dopo apposita filtrazione (esclusi
i campioni da destinare alle analisi del fosforo totale),
attraverso un filtro Millipore, Ha di 47 mm di diametro
e 0,45 m m di porosità, sono stati analizzati i seguenti
parametri relativi ai sali nutritivi. |
| |
| Fosforo reattivo |
| |
| Gli ortofosfati presenti nell'acqua
di mare reagiscono in ambiente acido con ammonio molibdato
e tartrato di antimonio potassio per formare un complesso
antimoniofosfomolibdico che, per riduzione con acido ascorbico,
dà una colorazione blu la cui estinzione è
misurata a 880 nm. |
| |
| Fosforo totale |
| |
| Viene determinato sull'acqua di mare
tal quale con procedura analoga a quella del fosforo reattivo,
previa digestione del campione con miscela ossidante di
persolfato di potassio, acido borico e sodio idrossido. |
| |
| Azoto ammoniacale |
| |
|
Fenolo alcalino e dicloroisocianurato reagiscono con
l'ammoniaca per formare indofenolo (blu) che è
proporzionale alla concentrazione dell'ammoniaca. Il colore
blu formato è intensificato con sodio nitroprussiato
e determinato con lettura spettrofotometrica a 630 nm.
|
| |
| Azoto nitrico e nitroso |
| |
| Il nitrato è ridotto a nitrito,
attraverso una colonna contenente granuli di cadmio ricoperti
con rame metallico. |
|
Il nitrito così prodotto è determinato
secondo la reazione di diazotazione con sulfanilamide
e la successiva copulazione con N - (1 naftil) - etilendiammina.
Il composto colorato che si forma viene determinato a
520 nm.
|
| |
| Analisi macrozoobentoniche: metodi
|
| |
| La caratterizzazione dal punto di
vista macrozoobentonico delle cinque aree è stata
effettuata a partire dai campioni raccolti mediante box-corer
di 200 cm2 di area di presa. Per ogni stazione sono stati
prelevati 6 replicati, per una superficie totale di 1200
cm2. |
| Ogni replicato è stato suddiviso
in due sottocampioni mediante sezione a 5 cm di spessore.
Il primo subcampione è stato utilizzato per lindagine,
mentre il secondo, più profondo, è stato conservato
per altre finalità. |
| Ogni campione dello strato più
superficiale è stato poi vagliato sul campo attraverso
un setaccio a maglie quadrate con dimensione delle maglie
pari a 0.5 mm, atte a trattenere tutta la macrofauna. Il
residuo trattenuto nel setaccio è stato immediatamente
fissato in soluzione di formaldeide al 4% in acqua di mare,
neutralizzata con carbonato di calcio allo scopo di mantenere
intatte nel fissativo le strutture calcaree degli organismi
(ad es. le conchiglie dei Molluschi), altrimenti passibili
di alterazioni da parte del fissativo. |
| In laboratorio la fauna è
stata totalmente estratta dal sedimento residuo allo stereomicroscopio
e gli organismi sono stati separati secondo i principali
gruppi sistematici e quindi classificati, ove possibile,
a livello specifico, e conteggiati. |
| |
| Analisi chimiche: metodi |
| |
| Le analisi chimiche sono state eseguite
presso i laboratori della Sezione ARPA di Ferrara utilizzando
i metodi di seguito descritti. |
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| Umidità |
| |
| Lumidità è stata
determinata per perdita di peso in stufa a 105 °C fino
a peso costante. |
| |
| Azoto totale |
| |
| Si effettua la riduzione dei nitrati
e nitriti ad azoto ammoniacale mediante polvere di zinco
metallico in ambiente acido, per acido fenolsolforico, e
la conversione dellazoto organico ad azoto ammoniacale
mediante digestione acida in presenza di catalizzatori.
Lazoto ammoniacale viene quindi distillato in ambiente
alcalino, raccolto in soluzione titolata di acido solforico
il cui eccesso è retrotitolato con idrossido di sodio
in presenza di indicatore. |
| |
| Perdita alla calcinazione |
| |
| La perdita alla calcinazione si determina
per perdita di peso in muffola a 550 °C fino a peso
costante. |
| |
| Fosforo totale |
| |
| Il fosforo totale, presente sotto
forme minerali ed organiche, viene trasformato in ortofosfato
mediante digestione con acido solforico a caldo, dopo distruzione
della sostanza organica con perclorato di potassio. Lortofosfato
viene fatto reagire con molibdato di ammonio e acido l-ascorbico
con formazione del bleu di molibdeno fosforato (acido fosfomolibdico)
si esegue poi la lettura spettrofotometrica alla lunghezza
donda di 650 mm. |
| |
| Oli minerali |
| |
| Per la determinazione degli oli e
grassi totali il campione di fango viene estratto con freon
113, lestratto dopo evaporazione del solvente viene
pesato. |
| |
| Metalli |
| |
| La determinazione dei metalli avviene
per digestione con acido nitrico in mineralizzatore a microonde
e determinazione quantitativa , rispetto ad una calibrazione
con standards esterni preparati nel bianco in presenza di
Indio a concentrazione nota come standard interno, in spettrometro
di massa con sorgente a plasma, mediante analisi multielementare,
ad esclusione dellalluminio, che, data lelevata
concentrazione, viene determinato a parte con le stesse
modalità, dopo opportuna diluizione. |
| |
| Pesticidi, idrocarburi policiclici
aromatici e policlorobifenili. |
| |
| Il metodo consente la determinazione
di residui di insetticidi clorurati, idrocarburi policiclici
aromatici (IPA) e policlorobifenili (PCB) in sedimenti e
suoli in una unica procedura di estrazione. |
| I sedimenti/suoli vengono estratti
con solvente. L'estratto ottenuto viene purificato per cromatografia
a permeazione di gel (GPC). La determinazione strumentale
viene eseguita mediante spettrometria di massa abbinata
alla gas cromatografia capillare, in acquisizione specifica
di ioni. |
| |
| Considerazioni
Conclusive |
| |
| Larea antistante il litorale
della regione Emilia-Romagna risulta fortemente influenzata
dalla circolazione generale antioraria dellAdriatico
settentrionale, caratterizzata da forti correnti dirette
verso sud nel periodo tardo autunnale e invernale, da una
stratificazione delle acque nel periodo estivo, e dai consistenti
apporti del Po e dei fiumi emiliano romagnoli. |
| Lungo i 130 km dellarco costiero
regionale sono presenti 10 porti che hanno una frequente
necessità di dragaggio, in alcuni casi anche annuale.
|
| Visto che il porto di Ravenna, classificato
come nazionale, già disponeva di una sua area di
scarico, con il presente lavoro sono state individuate e
caratterizzate le aree di scarico dei materiali dragati
nei rimanenti 9 porti. |
| Sulla base di quanto previsto dal
Decreto del Ministero dellAmbiente del 24 gennaio
1996 e tenuto conto della presenza dei numerosi vincoli
costituiti dalle piattaforme per lestrazione del metano,
impianti di maricoltura, servitù militari ecc., sono
state individuate 5 nuove aree di scarico. |
| La loro sigla di individuazione è
stata tratta delle prime lettere dei nomi dei porti di riferimento,
per cui le 5 nuove aree sono state così denominate:
area PGG (Porto Garibaldi e Goro), area CE (Cervia), area
CEBE (Cesenatico e Bellaria), area RI (Rimini) e area RICA
(Riccione, Cattolica, Porto Verde). |
| Le aree di scarico indicate si situano
in una fascia di mare caratterizzata prevalentemente da
peliti costiere (con alte percentuali della componente siltosa),
al limite delle sabbie litorali della costa emiliano-romagnola.
|
| Le analisi chimiche effettuate sui
sedimenti dei campioni prelevati nei siti proposti mostrano
una presenza di contaminanti organici e metalli pesanti
paragonabile a quella generale dellarea, anche se
dovrà essere approfondita lelevata presenza
di sostanze perse per calcinazione. |
| La contaminazione microbiologica
risulta nel complesso contenuta, con valori paragonabili
a quelli riscontrati in altre aree costiere adriatiche e
tirreniche. |
| Dal punto di vista bionomico larea
è caratterizzata prevalentemente da popolamenti riconducibili
alle biocenosi dei fanghi terrigeni costieri (VTC). Le biocenosi
risultano, comunque, difficilmente riconducibili a modelli
classici e sono preponderanti i popolamenti tipici di ambienti
instabili. La maggior parte delle specie presenti appartiene
ai gruppi ecologici dei limicoli, dei misticoli e dei fanghi
terrigeni costieri in ambiente eutrofico, mentre la presenza
costante, anche se modesta, di specie sabulicole è
probabilmente legata alla prossimità delle sabbie
litoranee, dalle quali verosimilmente migrano per ragioni
trofiche. Nel complesso si tratta di fondali con caratteristiche
macrofaunistiche improntate a grande monotonia con prevalenza
di specie tolleranti e tipiche di fondali disturbati, essenzialmente
dal punto di vista fisico. |
| In base a tali considerazioni generali
non sembrano esistere particolari controindicazioni allo
sversamento. |
| Per un maggiore controllo degli scarichi
e per una migliore salvaguardia dellambiente è
consigliabile effettuare controlli periodici tramite programmi
di monitoraggio specifici al termine dello sversamento di
20.000 m³ di sedimento in ogni singola subarea. |
| Il monitoraggio dovrà comunque
essere eseguito anche se tali quantitativi non fossero raggiunti
e nel caso di scarichi superiori a 5.000 m³, non oltre
i tre anni dallinizio del primo sversamento. |
| Per quanto attiene larea PGG
(Porto Garibaldi e Goro), il cui posizionamento è
stato ottenuto tenendo conto della presenza di vaste zone
utilizzate per la molluschicoltura ad ovest, dellarea
soggetta a servitù militare a sud, e alla stazione
fissa per rilevamenti scientifici a nord-est, si consiglia
di effettuare lo sversamento prioritariamente nelle subaree
posizionate a sud-ovest dellarea e nel periodo invernale,
quando la corrente marina è diretta verso sud per
cui diventa pressochè nulla la possibilità
di una qualche influenza sulla stazione sopra ricordata.
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