Individuazione e caratterizzazione delle nuove aree per lo scarico in mare dei materiali dragati nei porti della Regione Emilia-Romagna
 
Il lavoro è stato progettato e diretto dall’Ing. Mentino Preti dell’ARPA - Ingegneria Ambientale.
 

Hanno collaborato:

 
  • ICRAM – Dott. David Pellegrini – Dott.ssa Claudia Virno per la definizione dei caratteri generali dell’area antistante la costa regionale, l’individuazione delle aree di scarico e la certificazione della loro idoneità.
  • ARPA - Struttura Oceanografica Daphne – Dott. Giuseppe Montanari per il prelievo dei campioni in mare e la definizione dei caratteri generali dell’area.
  • CNR - Istituto di Geologia Marina di Bologna - Dott.ssa Franca Frascari – Dott. Marco Marcaccio per la definizione della cartografia informatizzata.
  • Università di Modena e Reggio Emilia - Dipartimento di Biologia animale: Prof.ssa Anna Maria Bonvicini-Pagliai, Prof. Roberto Crema, Dott. Ivano Ansaloni, Dott.ssa Elisabetta Galli, Dott. Andrea Valentini per la caratterizzazione delle comunità macrozoobentoniche.
Le analisi dei campioni sono state effettuate da:
 
ARPA - Sezione Provinciale di Ferrara per le analisi chimiche
ARPA - Sezione Provinciale di Ravenna per le analisi granulometriche e dell’arsenico
ARPA - Sezione Provinciale di Rimini per le analisi microbiologiche

In copertina:

 

Operazione di dragaggio all’imboccatura del porto di Cesenatico.

 
INDICE
 

Premessa

 

Attività della Regione Emilia-Romagna nel campo dei dragaggi portuali

Individuazione delle nuove aree di scarico

Operazioni di campionamento in mare e metodologie di analisi

Operazioni di campagna oceanografica

Analisi macrozoobentoniche: metodi

Analisi chimiche: metodi

Considerazioni Conclusive

 
Premessa
 
La fascia litoranea dell’Adriatico centrosettentrionale compresa tra il promontorio di Gabicce a sud e il delta del Po a nord, appartiene amministrativamente alla Regione Emilia-Romagna.
Il fronte a mare ha uno sviluppo di 130 km ed è suddiviso tra 4 province (Rimini, Forlì, Ravenna e Ferrara) e 14 comuni.
Per gli aspetti morfologici questo tratto costiero è interamente costituito da costa bassa e sabbiosa ed è interrotto ogni 10-15 km dalle foci di torrenti e fiumi che con il loro apporto solido hanno sempre garantito l’alimentazione delle spiagge.
Le caratteristiche geografiche e morfologiche della zona hanno favorito fin dall’antichità gli insediamenti umani e gli scambi con l’esterno via mare.
In considerazione delle caratteristiche morfologiche di questo litorale, esclusivamente costituito da costa bassa e sabbiosa, la realizzazione dei porti è sempre avvenuta o utilizzando le foci fluviali o sezionando con un canale artificiale la spiaggia emersa e sommersa.
Per queste ragioni i porti del litorale emiliano-romagnolo sono tutti riconducibili alla categoria dei porti-canale.
E’ evidente quindi che in funzione della ubicazione, della lunghezza dei moli e della direzione del trasporto solido litoraneo, queste opere sono soggette all’insabbiamento.
I materiali che si accumulano nei pressi della loro imboccatura sono infatti costituiti in massima parte da sabbie di spiaggia, che si spostano lungo costa sospinte dalle correnti litoranee.
In una costa come quella in esame, l’apertura di un canale sottomarino per favorire l’accesso dei natanti al porto si traduce in pratica in una modificazione della morfologia del fondale che inevitabilmente ha breve durata in quanto il moto ondoso solleva e sposta la sabbia colmando il canale sottomarino e ripristinando così la situazione iniziale del fondale.
Diversi porti della Regione Emilia-Romagna sono attualmente ubicati nel tratto terminale di torrenti o fiumi per cui sono soggetti non solo all’insabbiamento ad opera del mare, ma anche all’interrimento da parte del corso d’acqua.
E’ evidente quindi che, per garantire il transito in sicurezza dei natanti, occorre periodicamente dragare la quota parte di sedimento che riduce la sezione di progetto del canale d’accesso.
Quasi sempre i materiali dragati sono stati portati in mare, al largo della costa.
Un vero e proprio spreco di risorse naturali e finanziarie è stato effettuato in passato, con la pratica del trasporto e scarico delle sabbie dragate all’imboccatura dei porti su fondali marini al largo.
Il loro utilizzo migliore, qualora non si sia in presenza di scarichi inquinanti, è infatti il ripascimento delle spiagge erose poco distanti.
Diverso è il caso dei materiali fini che si accumulano all’interno dei moli e delle darsene che, in condizioni naturali, sarebbero stati spinti al largo dalle correnti fluviali.
Allo stato attuale, dovendo garantire l’agibilità dei porti, si rende necessario procedere al dragaggio di questi materiali e al loro allontanamento mediante mezzi meccanici.
A partire dal gennaio 1996, la normativa che regolava l’attività di dragaggio e scarico di materiali in ambito litoraneo è stata aggiornata dal Decreto del Ministero dell’Ambiente 24 gennaio 1996, che subordina ogni attività di movimentazione a severe procedure tecnico-giuridiche.
Il Decreto stabilisce in particolare che la domanda di autorizzazione allo scarico in mare debba essere presentata al Ministero dell’Ambiente, per il tramite del Capo del Compartimento Marittimo competente, corredata da un insieme di dati relativi alla caratterizzazione chimico-fisica e microbiologica del materiale da movimentare. Questo ai fini della tutela ambientale delle aree marine individuate per lo scarico.
Il presente lavoro riporta l’attività svolta per individuare e caratterizzare le nuove aree di scarico dei materiali dragati nei porti della Regione Emilia-Romagna.
 
Attività della Regione Emilia-Romagna nel campo dei dragaggi portuali
 
Per favorire l’applicazione del sopracitato Decreto ed impedire quindi, che materiali inquinati vengano scaricati in mare o lungo le coste, la Regione Emilia-Romagna, attraverso l’Assessorato alla Programmazione, Territorio e Ambiente, ha deciso nell’Aprile 1996 di farsi carico delle attività di prelievo ed analisi dei campioni relative a tutti i porti regionali e alle spiagge da ripascere.
Ciò per ottimizzare, sotto il profilo tecnico ed economico, un’attività complessa che ogni Comune o Amministrazione, interessata al dragaggio di un porto o al ripascimento di una spiaggia, avrebbe dovuto svolgere autonomamente.
L’esecuzione del lavoro è stata affidata ad ARPA e gestito dalla sua struttura tematica di Ingegneria Ambientale, che l’ha completato nel Dicembre 1997.
Nel Febbraio 1998 la relazione finale è stata trasmessa dall’Assessorato regionale al Ministero dell’Ambiente e presentata al convegno sui dragaggi portuali, organizzato dallo stesso Ministero, il 18 Febbraio a Roma.
In tutto sono state caratterizzate 7 aree portuali, 2 aree di prelievo a terra, la foce del Po di Goro e 13 spiagge da ripascere.
Le analisi hanno dimostrato che i materiali da dragare sono nel complesso poco inquinati, quindi scaricabili in mare.
Il Ministero dell’Ambiente ha stabilito però, con i Decreti autorizzativi, che lo scarico in mare poteva essere effettuato nelle aree sino ad allora utilizzate solamente fino al 31 dicembre 1998.
L’indicazione del Ministero è stata quindi quella di individuare nuove aree di scarico in mare e di procedere alla loro caratterizzazione secondo le modalità indicate nel Decreto del Gennaio 1996 sopracitato.
Visto i buoni risultati ottenuti con il lavoro di caratterizzazione dei materiali da dragare, la Regione ha deciso di farsi carico anche della individuazione e caratterizzazione delle nuove aree di scarico in mare dei materiali dragati nei porti e ne ha affidato l’esecuzione ad ARPA-Ingegneria Ambientale.
Scopo del lavoro è quindi quello di individuare e caratterizzare un numero adeguato di aree per lo scarico a mare dei materiali dragati in corrispondenza dei 5 porti classificati come regionali, per i quali la Regione, attraverso l’Assessorato ai Trasporti, sostiene finanziariamente in toto le operazioni di dragaggio, dei 3 porti comunali (Riccione, Bellaria e Cervia) per i quali la Regione sostiene in parte le spese di dragaggio e di Porto Verde, un porto privato in comune di Misano.
Al fine anche di ottemperare a quanto stabilito dal Decreto del Ministero dell’Ambiente, Ingegneria Ambientale ha deciso di avvalersi del supporto tecnico-scientifico di diversi Istituti Pubblici specializzati in attività legate al settore marino tra cui in particolare ICRAM, Istituto di Geologia Marina del CNR di Bologna e ARPA-Daphne.
Le analisi dei campioni di sedimento raccolti in mare sono state eseguite dai laboratori delle Sezioni Provinciali dell’ARPA di Rimini, Ravenna e Ferrara, mentre le analisi bentoniche sono state effettuate dal Dipartimento di biologia animale dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
 
Partendo da nord verso sud, l’elenco dei porti interessati è il seguente:
 
  • Porto di Goro
  • Porto di Porto Garibaldi
  • Porto di Cervia
  • Porto di Cesenatico
  • Porto di Bellaria
  • Porto di Rimini
  • Porto di Riccione
  • Porto Verde
  • Porto di Cattolica
Fino al 31 dicembre 1998 le aree utilizzate per lo scarico in mare dei materiali dragati erano 8, di cui 5 nel compartimento di competenza della Capitaneria di porto di Rimini e 3 in quello di Ravenna.
In pratica fino ad ora ogni porto ha potuto usufruire di una sua zona di scarico, ubicata nello specchio di mare prospiciente appena oltre i limiti previsti dalla Legge.
Per la loro vicinanza alla costa o agli impianti di mitilicoltura, o a zone marine protette, queste aree non sono più ritenute idonee.
Occorre precisare però, che l’individuazione di nuove aree di scarico in mare non si presenta come compito facile in quanto la fascia di mare interessata è caratterizzata da un’elevata densità di aree già vincolate per la presenza di pozzi metaniferi, condotte sottomarine, impianti di maricultura, zone protette, zone soggette a vincolo militare ecc.
Tra le vecchie aree quella di maggior superficie e più distante è quella di scarico dei sedimenti provenienti dal porto di Ravenna, unico porto statale presente lungo il litorale regionale.
In quest’area sono stati scaricati negli ultimi anni circa 500.000 m3 di materiale. Vista l’entità dello scarico il Ministero dell’Ambiente ha chiesto all’Autorità Portuale di Ravenna di affidare ad un Istituto Pubblico la verifica dell’impatto determinato da questo scarico sull’ambiente marino della zona.
L’incarico è stato affidato all’Istituto di Geologia marina del CNR di Bologna, che ha effettuato verifiche con prelievo di campioni ogni 100.000 m3 di materiale sversato.
Pertanto essendo il Porto di Ravenna guidato da un’apposita Autorità che, tra gli altri compiti, deve farsi carico anche del recapito in mare dei materiali dragati in ambito portuale, questo porto non è stato considerato nel presente lavoro.
 
Individuazione delle nuove aree di scarico
 
La scelta delle nuove aree di scarico è avvenuta tenendo conto delle disposizioni del Decreto del Ministero dell’Ambiente del 24.01.1996 punto 7 (procedura d’urgenza) allegato A e d’intesa tra i funzionari rappresentanti delle Amministrazioni ed Enti preposti.
 
I criteri e i parametri considerati per l’individuazione dei siti di scarico sono stati i seguenti:
 
  • Vincoli per usi specifici del mare
  • Impianti di molluschicoltura
  • Direzione delle correnti principali
  • Esigenze economiche
  • Esigenza di migliorare la gestione dei siti di scarico a mare
  • Caratteristiche generali dell’area (quali le caratteristiche dei fondali e condizioni trofiche della colonna d’acqua)
  • Caratteristiche del materiale da dragare
L’esistenza di diversi vincoli lungo la costa emiliano romagnola (poligoni di tiro, piattaforme, zone di divieto di ancoraggio e attività pesca) e la presenza di impianti di molluschicoltura hanno avuto un ruolo determinante nell’individuazione dei siti di scarico.
In modo particolare si è ritenuto necessario, in considerazione della presenza di impianti di molluschicoltura e della previsione di realizzazione di nuovi impianti nella zona, di collocare le nuove aree di scarico sufficientemente distanti sia dalla costa (circa 5 miglia), sia da tali impianti (2 miglia), per garantirne la massima tutela dal punto di vista igienico-sanitario.
La proposta di allontanare i siti di scarico dalla costa verso il largo, posizionandoli a sud-est degli impianti più vicini, ha tenuto conto dell’andamento delle correnti prevalenti nella zona in esame, dirette prevalentemente verso sud-est, introducendo così un ulteriore elemento di tutela.
Al fine di contenere gli oneri economici, visto che la distanza tra Goro e Cattolica, i due porti alle estremità nord e sud della costa regionale, è circa 110 km e che i comuni hanno la necessità di effettuare scarichi frequenti e di modesta entità, si è provveduto a selezionare più siti dislocati lungo la costa in considerazione delle singole esigenze portuali.
Si è ritenuto opportuno comunque ridurre il numero delle aree e definirle con una più ampia estensione al fine di circoscrivere gran parte dell’impatto dello scarico entro le aree stesse ed in previsione di attività di scarico che potrebbero protrarsi per alcuni anni.
Allo scopo di migliorare il controllo degli sversamenti e le successive attività di monitoraggio è stata quindi suggerita una ulteriore suddivisione della stessa area in subaree più piccole.
Sono state previste cinque nuove aree di scarico di forma rettangolare e di dimensione di 1 miglio per 2 miglia, ad eccezione dell’area Riccione-Cattolica-Porto Verde di maggiore estensione (1 per 3 miglia), con dimensione delle singole subaree di 0,5 miglia di lato.
In particolare sono state proposte due aree nel Compartimento marittimo di Ravenna e tre nel Compartimento marittimo di Rimini, eliminando la vecchia area di scarico posta a largo di Cesenatico e unificando le due aree poste al largo di Riccione, Portoverde e Cattolica.
Le due aree ricadenti nel compartimento marittimo di Ravenna verranno così utilizzate: la prima per il recapito dei sedimenti dragati a Goro e Porto Garibaldi, la seconda per quelli di Cervia.
Nelle tre nuove aree del Compartimento marittimo di Rimini verranno scaricati rispettivamente i materiali provenienti dal dragaggio dei porti di Cesenatico e Bellaria, quelli del porto di Rimini e quelli dei porti di Riccione, Portoverde e Cattolica.
Considerate le caratteristiche del materiale da dragare, che presenta in generale una elevata componente organica e bassi livelli di contaminanti quali metalli, IPA, PCB e pesticidi, è stato ipotizzato uno scarico di quantitativi di materiale di non oltre 20.000 m³ per ogni subarea, con opportuno piano di monitoraggio da eseguire a scadenze fisse (temporali o per quantitativi di materiale sversato) e tale da consentire un eventuale riutilizzo dell’area nel tempo.
Ai fini di una ottimale gestione dei materiali provenienti dal dragaggio dei porti, un grande vantaggio economico si può ottenere utilizzando in modo sistematico le frazioni sabbiose di buona granulometria per il ripascimento delle spiagge in erosione, in particolar modo quelle delle barre che si formano in corrispondenza delle testate dei moli.
Negli ultimi due-tre anni questo metodo ha trovato pratica applicazione a Riccione, Cervia, Cesenatico e Porto Garibaldi.
I quantitativi di sabbia provenienti dal dragaggio portuale riutilizzati per il ripascimento può essere stimato in circa 100.000 m³.
Una quantità estremamente significativa quindi che, agli attuali prezzi di mercato della sabbia, si può valutare abbia prodotto un risparmio di circa 3 miliardi di lire, cifra che ha largamente compensato gli oneri di dragaggio.
Vengono di seguito riportate le sigle e i porti di riferimento delle 5 nuove aree di scarico oltre che quelle dei 10 campioni prelevati per la loro caratterizzazione (Tabella 1).
 
Tabella 1 - Codici delle aree di scarico e dei punti di prelievo dei campioni
 
 
La Figura 1 e Figura 2 forniscono la rappresentazione schematica dell’ubicazione delle 5 nuove aree e della loro suddivisione in subaree (cliccare sui link per vedere le figure).
 
Di seguito vengono poi riportate in Tabella 2:
  • le coordinate dei vertici delle 5 aree di scarico;
  • le coordinate dei punti centrali delle sub-aree;
  • le profonditą medie di ogni area;
  • la distanza dalla costa del punto centrale di ogni area.
Operazioni di campionamento in mare e metodologie di analisi
 
Operazioni di campagna oceanografica
A seguito della individuazione delle nuove aree per lo scarico in mare dei materiali dragati nei porti, si č proceduto al prelievo dei campioni.
Per ognuna delle 5 aree sono state prelevati 2 campioni, uno all’interno e uno all’esterno, denominato "bianco", da utilizzare quale riferimento per i futuri monitoraggi.
Tale campione č stato ubicato per ogni area un miglio a nord con riferimento al lato inferiore.
Il campionamento e le misure in mare sono state effettuate utilizzando il battello oceanografico Daphne II di proprietà della Regione Emilia-Romagna, assegnato ad ARPA ed in gestione armatoriale al Centro Ricerche Marine di Cesenatico.
Le operazioni di campagna si sono svolte dal 26 novembre al 13 dicembre 1998 ed hanno richiesto diversi giorni di uscita in mare della motonave, per le condizioni meteo-marine avverse che non hanno consentito di effettuare i prelievi previsti in tempi limitati.
Il posizionamento delle stazioni di prelievo e di misura č stato realizzato con sistema GPS (Global Position System) avente precisione +/- 50 m.
Le campagne di monitoraggio sono iniziate a partire dalle aree settentrionali e sono proseguite in successione verso quelle meridionali.
In ognuna delle 10 stazioni di campionamento sono state ripetute le seguenti operazioni:
 
  • ancoraggio della motonave Daphne II per evitare lo scarroccio, dovuto ai venti di maestrale che hanno caratterizzato il periodo di indagine e per consentire una migliore funzionalitą della strumentazione di campionamento e di misura;
  • esecuzione di un profilo verticale con sonda multiparametrica per acquisire le variabili chimico-fisiche ad ogni metro di profonditą;
  • campionamento mediante bottiglia Niskin delle acque di fondo (a 0.5 m dal sedimento);
  • prelievo di acqua per le determinazioni di nutrienti, della clorofilla "a" e per le analisi microbiologiche;
  • campionamento sistematico del sedimento con Box Corer ( 2 repliche ); prelievo dal box, portato in superficie, di una aliquota di circa 500 grammi dei primi 5 cm di spessore di sedimento. I campioni, dopo essere stati inseriti negli appositi contenitori, sono stati inviati alle Sezioni provinciali ARPA di Rimini, Ravenna e Ferrara per l’esecuzione delle analisi relative a: granulometria, metalli pesanti, pesticidi, IPA, microbiologia;
  • campionamento del sedimento con box corer ( 6 repliche per ogni stazione ) con subcampionamenti a due livelli dello strato di fango prelevato ( i primi 5 cm e la restante aliquota di spessore variabile in funzione della compattezza e tipologia del sedimento). Questi campioni sono stati eseguiti in collaborazione con i tecnici del Dipartimento di Biologia Animale dell’Universitą di Modena che in seguito li hanno utilizzati per le indagini quali-quantitative sulle biocenosi macrobentoniche.
Le determinazioni dei parametri idrologici sono state effettuate mediante la strumentazione installata a bordo del battello oceanografico "Daphne II".
Per l'esecuzione dei profili verticali di temperatura, salinità, ossigeno disciolto, pH e clorofilla "a" è stata utilizzata la sonda multiparametrica Idronaut mod. Ocean Seven 316, che azionata da un verricello, viene calata sulla verticale. La velocità di discesa è stata adeguata alla capacità temporale di acquisizione dei parametri idrologici.
In superficie e sul fondo la sonda veniva lasciata per un tempo maggiore al fine di stabilizzare la misura di pH e ossigeno. I dati trasmessi via cavo erano visualizzati su computer sia in forma numerica che grafica, registrati su disco e tabulati su stampante.
La concentrazione di clorofilla "a" è stata determinata col metodo fluorimetrico in vivo, mediante l'impiego di un fluorimetro TURNER 10 AU installato a bordo del battello. Per i profili verticali di questo parametro si è utilizzato un fluorimetro della "Sea Teck" abbinato alla sonda della "Idronaut".
La torbidità è stata misurata lungo la colonna d’acqua mediante un trasmissometro della "Sea Teck" abbinato alla sonda "Idronaut".
La trasparenza dell'acqua è stata misurata mediante il disco di Secchi.
Mediante autoanalizzatore della "Bran Luebbe" mod. Traacs 800 dopo apposita filtrazione (esclusi i campioni da destinare alle analisi del fosforo totale), attraverso un filtro Millipore, Ha di 47 mm di diametro e 0,45 m m di porosità, sono stati analizzati i seguenti parametri relativi ai sali nutritivi.
 
Fosforo reattivo
 
Gli ortofosfati presenti nell'acqua di mare reagiscono in ambiente acido con ammonio molibdato e tartrato di antimonio potassio per formare un complesso antimoniofosfomolibdico che, per riduzione con acido ascorbico, dà una colorazione blu la cui estinzione è misurata a 880 nm.
 
Fosforo totale
 
Viene determinato sull'acqua di mare tal quale con procedura analoga a quella del fosforo reattivo, previa digestione del campione con miscela ossidante di persolfato di potassio, acido borico e sodio idrossido.
 
Azoto ammoniacale
 

Fenolo alcalino e dicloroisocianurato reagiscono con l'ammoniaca per formare indofenolo (blu) che è proporzionale alla concentrazione dell'ammoniaca. Il colore blu formato è intensificato con sodio nitroprussiato e determinato con lettura spettrofotometrica a 630 nm.

 
Azoto nitrico e nitroso
 
Il nitrato è ridotto a nitrito, attraverso una colonna contenente granuli di cadmio ricoperti con rame metallico.

Il nitrito così prodotto è determinato secondo la reazione di diazotazione con sulfanilamide e la successiva copulazione con N - (1 naftil) - etilendiammina. Il composto colorato che si forma viene determinato a 520 nm.

 
Analisi macrozoobentoniche: metodi
 
La caratterizzazione dal punto di vista macrozoobentonico delle cinque aree è stata effettuata a partire dai campioni raccolti mediante box-corer di 200 cm2 di area di presa. Per ogni stazione sono stati prelevati 6 replicati, per una superficie totale di 1200 cm2.
Ogni replicato è stato suddiviso in due sottocampioni mediante sezione a 5 cm di spessore. Il primo subcampione è stato utilizzato per l’indagine, mentre il secondo, più profondo, è stato conservato per altre finalità.
Ogni campione dello strato più superficiale è stato poi vagliato sul campo attraverso un setaccio a maglie quadrate con dimensione delle maglie pari a 0.5 mm, atte a trattenere tutta la macrofauna. Il residuo trattenuto nel setaccio è stato immediatamente fissato in soluzione di formaldeide al 4% in acqua di mare, neutralizzata con carbonato di calcio allo scopo di mantenere intatte nel fissativo le strutture calcaree degli organismi (ad es. le conchiglie dei Molluschi), altrimenti passibili di alterazioni da parte del fissativo.
In laboratorio la fauna è stata totalmente estratta dal sedimento residuo allo stereomicroscopio e gli organismi sono stati separati secondo i principali gruppi sistematici e quindi classificati, ove possibile, a livello specifico, e conteggiati.
 
Analisi chimiche: metodi
 
Le analisi chimiche sono state eseguite presso i laboratori della Sezione ARPA di Ferrara utilizzando i metodi di seguito descritti.
 
Umidità
 
L’umidità è stata determinata per perdita di peso in stufa a 105 °C fino a peso costante.
 
Azoto totale
 
Si effettua la riduzione dei nitrati e nitriti ad azoto ammoniacale mediante polvere di zinco metallico in ambiente acido, per acido fenolsolforico, e la conversione dell’azoto organico ad azoto ammoniacale mediante digestione acida in presenza di catalizzatori. L’azoto ammoniacale viene quindi distillato in ambiente alcalino, raccolto in soluzione titolata di acido solforico il cui eccesso è retrotitolato con idrossido di sodio in presenza di indicatore.
 
Perdita alla calcinazione
 
La perdita alla calcinazione si determina per perdita di peso in muffola a 550 °C fino a peso costante.
 
Fosforo totale
 
Il fosforo totale, presente sotto forme minerali ed organiche, viene trasformato in ortofosfato mediante digestione con acido solforico a caldo, dopo distruzione della sostanza organica con perclorato di potassio. L’ortofosfato viene fatto reagire con molibdato di ammonio e acido l-ascorbico con formazione del bleu di molibdeno fosforato (acido fosfomolibdico) si esegue poi la lettura spettrofotometrica alla lunghezza d’onda di 650 mm.
 
Oli minerali
 
Per la determinazione degli oli e grassi totali il campione di fango viene estratto con freon 113, l’estratto dopo evaporazione del solvente viene pesato.
 
Metalli
 
La determinazione dei metalli avviene per digestione con acido nitrico in mineralizzatore a microonde e determinazione quantitativa , rispetto ad una calibrazione con standards esterni preparati nel bianco in presenza di Indio a concentrazione nota come standard interno, in spettrometro di massa con sorgente a plasma, mediante analisi multielementare, ad esclusione dell’alluminio, che, data l’elevata concentrazione, viene determinato a parte con le stesse modalità, dopo opportuna diluizione.
 
Pesticidi, idrocarburi policiclici aromatici e policlorobifenili.
 
Il metodo consente la determinazione di residui di insetticidi clorurati, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e policlorobifenili (PCB) in sedimenti e suoli in una unica procedura di estrazione.
I sedimenti/suoli vengono estratti con solvente. L'estratto ottenuto viene purificato per cromatografia a permeazione di gel (GPC). La determinazione strumentale viene eseguita mediante spettrometria di massa abbinata alla gas cromatografia capillare, in acquisizione specifica di ioni.
 
Considerazioni Conclusive
 
L’area antistante il litorale della regione Emilia-Romagna risulta fortemente influenzata dalla circolazione generale antioraria dell’Adriatico settentrionale, caratterizzata da forti correnti dirette verso sud nel periodo tardo autunnale e invernale, da una stratificazione delle acque nel periodo estivo, e dai consistenti apporti del Po e dei fiumi emiliano romagnoli.
Lungo i 130 km dell’arco costiero regionale sono presenti 10 porti che hanno una frequente necessità di dragaggio, in alcuni casi anche annuale.
Visto che il porto di Ravenna, classificato come nazionale, già disponeva di una sua area di scarico, con il presente lavoro sono state individuate e caratterizzate le aree di scarico dei materiali dragati nei rimanenti 9 porti.
Sulla base di quanto previsto dal Decreto del Ministero dell’Ambiente del 24 gennaio 1996 e tenuto conto della presenza dei numerosi vincoli costituiti dalle piattaforme per l’estrazione del metano, impianti di maricoltura, servitù militari ecc., sono state individuate 5 nuove aree di scarico.
La loro sigla di individuazione è stata tratta delle prime lettere dei nomi dei porti di riferimento, per cui le 5 nuove aree sono state così denominate: area PGG (Porto Garibaldi e Goro), area CE (Cervia), area CEBE (Cesenatico e Bellaria), area RI (Rimini) e area RICA (Riccione, Cattolica, Porto Verde).
Le aree di scarico indicate si situano in una fascia di mare caratterizzata prevalentemente da peliti costiere (con alte percentuali della componente siltosa), al limite delle sabbie litorali della costa emiliano-romagnola.
Le analisi chimiche effettuate sui sedimenti dei campioni prelevati nei siti proposti mostrano una presenza di contaminanti organici e metalli pesanti paragonabile a quella generale dell’area, anche se dovrà essere approfondita l’elevata presenza di sostanze perse per calcinazione.
La contaminazione microbiologica risulta nel complesso contenuta, con valori paragonabili a quelli riscontrati in altre aree costiere adriatiche e tirreniche.
Dal punto di vista bionomico l’area è caratterizzata prevalentemente da popolamenti riconducibili alle biocenosi dei fanghi terrigeni costieri (VTC). Le biocenosi risultano, comunque, difficilmente riconducibili a modelli classici e sono preponderanti i popolamenti tipici di ambienti instabili. La maggior parte delle specie presenti appartiene ai gruppi ecologici dei limicoli, dei misticoli e dei fanghi terrigeni costieri in ambiente eutrofico, mentre la presenza costante, anche se modesta, di specie sabulicole è probabilmente legata alla prossimità delle sabbie litoranee, dalle quali verosimilmente migrano per ragioni trofiche. Nel complesso si tratta di fondali con caratteristiche macrofaunistiche improntate a grande monotonia con prevalenza di specie tolleranti e tipiche di fondali disturbati, essenzialmente dal punto di vista fisico.
In base a tali considerazioni generali non sembrano esistere particolari controindicazioni allo sversamento.
Per un maggiore controllo degli scarichi e per una migliore salvaguardia dell’ambiente è consigliabile effettuare controlli periodici tramite programmi di monitoraggio specifici al termine dello sversamento di 20.000 m³ di sedimento in ogni singola subarea.
Il monitoraggio dovrà comunque essere eseguito anche se tali quantitativi non fossero raggiunti e nel caso di scarichi superiori a 5.000 m³, non oltre i tre anni dall’inizio del primo sversamento.
Per quanto attiene l’area PGG (Porto Garibaldi e Goro), il cui posizionamento è stato ottenuto tenendo conto della presenza di vaste zone utilizzate per la molluschicoltura ad ovest, dell’area soggetta a servitù militare a sud, e alla stazione fissa per rilevamenti scientifici a nord-est, si consiglia di effettuare lo sversamento prioritariamente nelle subaree posizionate a sud-ovest dell’area e nel periodo invernale, quando la corrente marina è diretta verso sud per cui diventa pressochè nulla la possibilità di una qualche influenza sulla stazione sopra ricordata.