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CENNI SULLA QUALITA MICROBIOLOGICA DELLE
ACQUE DESTINATE AL CONSUMO UMANO
Introduzione
La Legge
I Controlli
Controllo Microbiologico
La Normativa
Coliformi Totali
Coliformi Fecali
Streptococchi Fecali
Clostridi Solfito-Riduttori
Cariche Batteriche Totali a
22°C e a 37°C
Enterobatteri Patogeni
Pseudomonas Aeruginosa
Staphilococcus Aureus
Colifagi-Enterovirus
Protozoi Patogeni
Elminti Patogeni
Attinomiceti
Miceti
Introduzione
LAcqua è un bene prezioso ed essenziale
per la vita di tutti gli organismi viventi, i
quali, seppur in minore o maggior misura, hanno
il loro metabolismo sottoposto a ricambio idrico
e, quindi, ad interscambio di acqua con lambiente.
La
Legge
A tutela dellacqua destinata al consumo
umano esiste una legge (D.P.R. 236 del 24-05-1988)
che recependo una direttiva CEE del 1980, stabilisce
le norme che regolano la protezione, la prevenzione
ed i controlli.
I concetti più importanti introdotti dalla
legge sono:
-
la concentrazione massima ammissibile
-
il valore guida, ossia il valore ottimale
al quale si deve tendere.
Quando in alcune zone non è possibile
rispettare i limiti di concentrazione di determinati
parametri analitici, la legge consente alle Regioni
di emettere deroghe, limitate nel tempo, escludendo
però i parametri tossici.
I
Controlli
La legge obbliga sia i gestori degli acquedotti
che i Servizi pubblici della prevenzione a controlli
periodici sui pozzi, le sorgenti e gli impianti,
in base al numero degli abitanti serviti.
In generale per dare un giudizio di potabilità
delacqua si debbono tenere presenti i seguenti
parametri:
- Ispezione e studio geofisico del terreno(o
studio idrologico se lacqua, come può
avvenire, viene prelevata da falde superficiali
o acque di superficie).
- Studio dei caratteri organolettici dellacqua.
- Studio dei caratteri fisici.
- Studio dei caaratteri chimici.
- Studio dei caratteri batteriologici.
Controllo
Microbiologico
Il controllo microbiologico dellacqua,
ha lo scopo di accertare che essa non sia e non
possa diventare veicolo di trasmissione di microrganismi
patogeni (batteri o virus) d'origine fecale.
Tale contaminazione può avvenire allorigine
oppure in fase di distribuzione in rete.
Per verificare il rischio reale di contrarre
una malattia infettiva ad interessamento gastrointestinale
in una popolazione servita da un sistema idrico,
bisognerebbe ricercare tutti i germi potenzialmente
patogeni.
A tuttoggi queste metodologie d'indagine
sono poco sviluppate perchè i test ideati
per il loro rilevamento sono complessi, lunghi,
costosi e spesso non sufficientemente sensibili,
soprattutto quando i patogeni sono da ricercare
in un mezzo estraneo a quello loro dorigine,
come sono appunto le acque destinate al consumo
umano.
I germi patogeni localizzati nel tratto gastrointestinale
sono emessi con le feci e si ritrovano poi, nelle
acque reflue, in quantità variabili in
funzione della fluttuazione delle malattie infettive
in una popolazione.
Per le difficoltà relative alla loro ricerca,
la filosofia che si segue per valutare la possibile
presenza di patogeni di provenienza intestinale,
è quella di stimare leventuale apporto
di materiale fecale nel sistema idrico che si
tiene sotto controllo.
Si ricorre in altre parole ad indicatori microbici
comuni nelle feci d'animali a sangue caldo.
Lindicatore deve comportarsi nellambiente
esterno allo stesso modo dei patogeni, avere la
stessa resistenza ai trattamenti di disinfezione,
le procedure per lisolamento devono essere
semplici, ripetibili e capaci di evidenziare tutta
o quasi la popolazione dellindicatore.
Tra gli indicatori di contaminazione fecale dellacqua
potabile utilizzabili sono principalmente presi
in esame i Coliformi totali, i Coliformi fecali,
gli Streptococchi fecali comuni nella quasi totalità
delle feci umane ed animali.
LA NORMATIVA
La normativa vigente in materia d'acque da destinarsi
al consumo umano (DPR 236/88) ripartisce in quattro
gruppi i controlli microbiologici da eseguire:
COLIFORMI
TOTALI
I Coliformi sono indicatori della qualità
dellacqua destinata al consumo umano.
Per Coliformi totali si intende quel gruppo di
specie, appartenenti a più di un genere
delle Enterobatteriacee (Escherichia, Citrobacter,
Klebsiella, Enterobacter e pochi altri) che provocano
entro 24-48 h, alla temperatura di 35-37°C,
la fermentazione del lattosio con produzione d'acido
e gas in terreni idonei.
Si tratta di batteri bastoncellari, grham negativi,
non sporigeni, aerobi o facoltativamente aerobi,
beta-galattosidasi positivi, ossidasi negativi.
La dimostrazione dei Coliformi non fecali in
quanto correlata a specie di maggiore adattabilità
allambiente esterno e quindi capaci di una
più lunga sopravvivenza è meno necessariamente
riferibile alla contaminazione fecale recente.
Nelle acque potabili, i Coliformi totali dovrebbero
essere assenti nella maggior parte delle analisi
(95%). Si tollera una presenza limitata (solo
il 5% delle analisi eseguite e non oltre il livello
di 3-5 U.F.C./100 ml) in considerazione che in
questo gruppo sono compresi germi ambientali quali
Serratia (S. fonticola), Rahnella (R. aquatilis),
Buttauxiella (B. agrestis) accanto ai generi che
si ritenevano in precedenza lunica espressione
d'inquinamento tellurico: Citrobacter, Enterobacter,
Klebsiella, anche se alcuni di loro potevano essere
associati occasionalmente alle feci.
Se Coliformi totali sono presenti in assenza
di quelli termotolleranti o d'E. coli occorrerebbe
identificarne la specie per ipotizzarne lorigine
ed eseguire unaccurata ispezione sanitaria.
Il loro ritrovamento, tollerabile alla fonte,
non lo è più in rete.
In questultimo caso lo potrebbe essere
solo per le acque non trattate, ma unicamente
se la loro comparsa fosse contenuta, sporadica
e occasionale.
A seguito di due successivi ritrovamenti si dovrebbe
pianificare un intervento disinfettivo o installare
un impianto di potabilizzazione. Qualora anche
questo non raggiungesse lo scopo è obbligatorio
varare piani per proteggere meglio la sorgente
o trovare altri punti da cui derivare lacqua.
Il significato da dare alla presenza dei Coliformi
totali è dunque quello di superficialità
ovvero contatto dellacqua con lambiente
esterno, di contaminazione in atto, di presenza
di carbonio organico assimilabile che può
indurre ricrescita di questi organismi in rete,
d'inefficienza della disinfezione.
COLIFORMI
FECALI
Ai Coliformi fecali (dei quali si prescrive lassenza
in campioni di 100 ml d'acqua) appartiene un gruppo
di batteri costituito in prevalenza da Escherichia
coli, lattosio fermentanti con idrolasi termostabili;
ma ricadono nel gruppo qualche stipite di Klebsiella,
Enterobacter e Citrobacter termotolleranti che
abbia acquisito la capacità di svilupparsi
a 44±0.5°C.
Coliformi termotolleranti (in precedenza definiti
termostabili) possono essere presenti in effluenti
industriali o nel terreno a seguito del decadimento
delle piante, o, più in generale, della
sostanza organica,
Se essi sono presenti si consiglia di ricampionare
immediatamente lacqua da sottoporre a nuovi
accertamenti.
Il significato da attribuire ai Coliformi fecali
in rete è quello di contaminazione in atto.
Il loro rinvenimento in acque destinate al consumo
umano, segnala, anche, la mancata efficienza del
trattamento di clorazione.
STREPTOCOCCHI
FECALI
Per essi si prescrive lassenza in un volume
di 100 ml d'acqua.
Gli streptococchi fecali includono oggi due generi
Streptococcus (S.bovis, S.equinus) ed Enterococcus
cui appartengono le specie E.avium, coecorum,
durans, faecalis, faecium, allinarum, hirae mundtii,
presenti nelle feci animali, ma anche E.casseliflavus,
E.faecalis liquefaciens,E.solitarius, E.malodoratus,diffuse
sulle piante.
Gli Streptococchi fecali sensu sticto,sono quelli
che possiedono lantigene D di Lancefield
e cioè quelli che un tempo, erano detti
Streptococcus faecalis, S.faecium, S.durans, S.bovis,
S.equinus, e S.salivarius. Vi appartengono diverse
specie (S. faecalis, S. faecium, ecc.).
Di essi si affermava che non si moltiplicano
nellambiente, ma questa asserzione si limita
ai soli streptococchi fecali tradizionalmente
definiti.
Rispetto ai Coliformi tutti gli streptococchi
fecali sono più resistenti allambiente
esterno, alla clorazione e al disseccamento cui
possono andare incontro negli aerosols aerodispersi
e nel suolo.
Il significato da attribuire al ritrovamento
di S.fecali in rete è quello di una contaminazione
in atto, della inefficienza del trattamento di
clorazione, della presenza d'alternanze nellerogazione
dellacqua, della mancanza, cioè,
del mantenimento di uno stato di pressione allinterno
della tubatura tale da non consentire la penetrazione
di questi germi dal suolo o da fognature vicine.
Inoltre, si tratta d'organismi che resistono
meglio alla disidratazione perciò si deve
programmare per essi un controllo di "routine"
alla prima messa in posa di tubatura, come pure
dopo le riparazioni eseguite nei tratti vecchi.
Indicano anche dilavamento del suolo e inquinamento
da parte d'acque superficiali
CLOSTRIDI
SOLFITO-RIDUTTORI
Altri indicatori di fecalizzazione e di rischio
teorico sono le spore dei Clostridi solfito-riduttori.
In realtà, sarebbe più giusto identificare
tra essi la specie Clostridium perfringens, poichè
i solfito-riduttori sono molto diffusi nel suolo
e nellambito idrico, specie quello che va
incontro a crisi di carenza d'ossigeno.
Per il gruppo generico dei "Clostridi solfito-riduttori"
la legge italiana fissa il valore di 0/100 ml
senza tenera conto che tra essi possono essere
presenti germi ambientali.
Lo stesso Cl. perfringens è contenuto
nelle feci, ma è anche diffuso nellambiente,
seppure in titoli ridotti in assenza di fecalizzazione.
La discriminante tra acque inquinate e non, si
basa sulle concentrazioni. Per acque superficiali
valori inferiori a 50/100 ml sono compatibili
con situazioni di mancata contaminazione fecale,
mentre tra 50 e 200/100 ml segnalano fecalizzazione.
Il loro significato nellacqua potabile
sta ad indicare una contaminazione precedente
(specie se non cè associazione con
il contestuale rilevamento di Coliformi e streptococchi)
e anche deficienza dei trattamenti disinfettivi,
che, per eliminare le spore, devono essere più
spinti.
I Clostridi una volta immessi nellambiente
sopravvivono più a lungo d'E.Coli, dei
Coliformi termotolleranti, degli stessi streptococchi
fecali.
La loro presenza in acque disinfettate indica
deficienza del trattamento di potabilizzazione,
inefficienza della filtrazione, possibile presenza
di protozoi, contaminazione intermittente, contaminazione
remota.
Grazie alla loro persistenza ambientale il loro
ritrovamento, non associato alla presenza di più
usuali germi indicatori d'inquinamento fecale,
può dar luogo a falsi allarmi.
CARICHE
BATTERICHE TOTALI A 22°C E A 37°C
Le cariche batteriche a 37 e 22°C sono da
considerare tra gli indicatori di scarsa protezione
di unacqua allorigine o di contatto
delle condutture con lambiente esterno.
Batteri ambientali indicatori di scarso isolamento
dellambiente esterno sono: Flavobacterium,
Acinetobacter, Serratia, Aeromonas, Legionella,
Micobacterium.
La stima degli eterotrofi su PCA a 37°C,
perciò si fissa il limite a 10 UFC/ml,
indica fecalizzazione, superficialità e
scarsa protezione. Questi ultimi due significati
valgono anche per la conta a 22°C (100 UFC/ml)
che, però, addizionalmente sottolinea la
presenza di sostanza organica (COA) e di biofilm
in rete oltre ad evidenziare inefficienza del
sistema di sanitizzazione applicato.
La conta batterica a 37°C aumenta i sospetti
d'inquinamento fecale, segnala cambiamenti indesiderabili
e dovrebbe indurre ad eseguire ispezioni.
La conta è impropriamente definita "totale";
in realtà è sempre limitata alle
forme che conservano la capacità di riprodursi
sui terreni selezionati.
I tempi di crescita non tengono conto della pluralità
delle forme includibili in questo parametro e
del loro diverso grado di vitalità.
La conta batterica a 22°C non ha alcun significato
sanitario a meno che tra i microrganismi che la
compongono non abbiano acquisito una"virulenza"
legata alla resistenza agli antibiotici, ai metalli
pesanti, ecc.. Metodologie analitiche consentono
di ipotizzare questo pericolo attraverso la citotossicità.
Sempre più diffusi sono inoltre microrganismi
occasionalmente patogeni, come sempre più
numerosa è la fascia di popolazione che
ha deficienti coperture immunitarie.
Un alto numero di flora microbica psicrofila
è indesiderabile per la preparazione d'alimenti
e bevande.
I germi psicrofili sono fondamentali nei processi
di rivestimento interno delle reti , concorrono
ai fenomeni di biocorrosione possono facilitare
la persistenza in rete di forme biologiche anche
metazoiche a vita libera, che anche se non pericolose,
sono senzaltro sgradite allutenza.
ENTEROBATTERI
PATOGENI
Affinchè una specie patogena sia in grado
di produrre la"patologia", ossia affinchè
il rischio reale si traduca in effettivo, occorre
che essa sia presente nella dose giusta.
Questa per Salmonella varia da 10 a 10 ; più
contenuta è quella di Shigella (10¹-10²,
che in base a questa osservazione è ritenuto
un genere in grado di segnalare il livello igienico
di una società.
Shigella è rilevabile in campioni d'acqua
di popolazioni tra le quali non serpeggino gastroenteriti
d'origine diversa.
E.coli enterotossici per indurre malattie in
individui normali necessitano di quantità
di 10 .
Per Vibrio cholerae, sierotipo patogeno, la dose
infettante è 10 ,mentre per Yersinia enterocolitica,
sierotipo patogeno, è di 10 e per Campylobacter
fetus jejunii oscilla tra 500 e 10 .
Le alte dosi necessarie per certi patogeni batterici
per ingenerare patologie è difficile che,
nelle condizioni di trattamento attuale per le
acque potabili, si possano trovare nellacqua
da bere, ma è molto più probabile
che lacqua, essendo anche usata per la preparazione
d'alimenti, possa produrre le dosi richieste in
questi ultimi che diverrebbero substrato da crescita
almeno per alcuni di questi microrganismi.
PSEUDOMONAS
AERUGINOSA
Pseudomonas, che può avere significato
di scarsa protezione dellacqua e della rete
dellambiente esterno è, tuttavia,
talmente diffuso ovunque che fa parte anche della
flora d'acquiferi anche protetti.
Ad esso, che tra laltro ha grande capacità
di ricrescita in rete e di resistenza alla clorazione
grazie alla produzione di SPE (Sostanze Polimeriche
Extracellulari), si guarda con apprensione perchè
è un germe tipicamente ambientale, ma occasionalmente
patogeno.
Pseudomonas aeruginosa si ritrova sia nelle acque
clorate sia in quelle non clorate (di provenienza
sotterranea, sia alla sorgente sia alla distribuzione.
La concentrazione di cloro che, comunque, uccide
questo microrganismo, è di 1 mg/l.
Esso è considerato, così, un batterio
indicatore della qualità e della efficacia
del trattamento delle acque.
La sua patogenicità si estrinseca per
ingestione (forme gastrointestinali rilevabili
in neonati) e per contatto (infezioni di ferite
o patologie degli epiteli), ma riguarda, nellambito
di una specie, solo specifici sierotipi.
STAPHILOCOCCUS
AUREUS
La principale riserva naturale degli stafilococchi
patogeni è luomo: il contagio può
avvenire in modo diretto oppure attraverso lambiente,
poichè sono ubiquitari e capaci di sopravvivere
a lungo nellambiente esterno.
Per quanto riguarda lacqua potabile, la
loro ricerca è importante quando questa
è utilizzata per essere imbottigliata o
per preparare alimenti. Nel primo caso, la presenza
degli stafilococchi patogeni rivela scadenti condizioni
igieniche dellambiente di produzione e degli
impianti, nel secondo caso, la loro presenza può
essere causata da contaminazione degli alimenti
che possono favorire la loro riproduzione e, quindi,
la produzione delle enterotossine responsabili
delle tossinfezioni alimentari da stafilococchi.
La mancata correlazione tra presenza di S.aureus
e di coliformi dipenderebbe dal fatto che Bacillus
sp., Flavobacterium sp., Actinomyces sp. e Micrococcus
sp., possono impedire la crescita dei coliformi.
La presenza di questi ultimi , infatti, può
essere mascherata sia con il metodo MPN sia con
quello MF, specie se la CBT è elevata.Si
consiglia di indirizzare la ricerca nei centri
rurali dove lacqua sia condottata da pozzi
o al limite, dove esistano piccoli acquedotti
che erogano acque da corpi idrici superficiali
o da falde poco protette, infine, dove non esistono
potabilizzatori o dove la disinfezione non sia
continua.
Alla notevole capacità di sopravvivere
nellambiente esterno, si aggiunge anche
quella di resistere allazione del cloro.
S. aureus è più resistente dei
coliformi fecali. La ricerca andrebbe effettuata
su volumi compresi tra 100 e 250 ml secondo la
minore o maggiore opalescenza dellacqua.
COLIFAGI-ENTEROVIRUS
La ricerca dei virus ricade sempre nellindividuazione
dellinquinamento fecale; mentre però
la presenza dei colifagi ha il significato della
fecalizzazione e della copresenza dei loro ospiti
coliformi e quindi , presumibilmente di patogeni
enterici batterici e virali (rischio teorico)
, il rilevamento d'enterovirus indica un rischio
effettivo.
Questo è rafforzato dal fatto che le dosi
infettanti ritenute necessarie per indurre una
patologia sono molto basse.
Bastano 1-10 unità di rotavirus, Norwalk
virus, HAV (epatite A virus), e di virus dellepatite
non A non B per dare luogo a malattie gastrointestinali.
Solo per gli enterovirus (polio-, echo-, coxackie-virus),
si fissano standard (assenza in volumi variabili
d'acqua compresi tra 100 e 1000 l).
Acquistano il ruolo d'indicatori della presenza
di virus enterici, anche se è frequente
il loro ritrovamento in acqua di rete quando si
analizzano volumi sufficientemente grandi, questa
presenza non si associa a patologie evidenziabili
negli utenti.
Gli effetti di tali assunzioni, presumibilmente
inducono forme subcliniche che passano del tutto
inosservate allo stesso soggetto infettato.
Una svolta nella ricerca si potrà avere
dallo sviluppo d'appropriati sistemi di biologia
molecolare.
PROTOZOI
PATOGENI
Tra gli indicatori di fecalizzazione occorre
includere i protozoi patogeni (Entamoeba histolitica,
Balantidium coli, Giardia lamblia, Cryptosporidium,
Microsporidium).
Le dosi necessarie per indurre una patologia
sono molto contenute (1-10 cisti) per i protozoi.
Nei confronti di questi organismi non si sviluppa
mai nessuna immunità.
Per queste forme si prescrive lassenza
in grandi volumi dacqua.
Il loro significato in rete indica contaminazione
fecale. I sistemi disinfettavi (massimamente quelli
con cloro) non sono efficaci nella inattivazione
di cellule infettive, se non a dosi particolarmente
elevate, non applicabili per controindicazioni
tossicologiche e ingegneristiche (corrosione di
tubature metalliche).
I metodi di ricerca non sono standardizzati e
risentono delle perdite che si possono realizzare
nella fase di concentrazione di grandi volumi.
ELMINTI
PATOGENI
Nei confronti di questi organismi non si sviluppa
mai nessuna immunità.
Gli elminti potenzialmente trasmessi con lacqua
destinata al consumo umano si possono distinguere
in 3 gruppi. Il primo comprende i vermi che si
sviluppano in copepodi e che sono assunti dalluomo
con lacqua che contiene lospite crostaceo.
Vi appartengono cestodi (vermi piatti) (Spirometra)
e nematodi (vermi tondi) (Dracunculus).
Nel secondo gruppo rientra una miscela di vermi
piatti e tondi le cui larve penetrano attraverso
la pelle e le mucose (Schistosoma, Ancylostoma)
Nel terzo gruppo rientrano Ascaris, Trichuris
Strongyloides, Enterobius, Fasciola, Hymenolepis,
Echinococcus.
Le uova o cisti sono infettive per luomo.
Le più diffuse elmintiasi intestinali che
hanno probabilità di verificarsi in Italia
sono dovute ad Ascaris e Trichuris, ma per questi
vermi lacqua potabile non è la via
prevalente di diffusione.
Il loro significato in rete indica contaminazione
fecale.
I sistemi disinfettivi (massimamente quelli con
cloro) non sono efficaci nella inattivazione delle
uova d'elminti e degli elminti.
I metodi di ricerca non sono standardizzati e
risentono delle perdite che si possono realizzare
nella fase di concentrazione di grandi volumi.
ATTINOMICETI
Tra gli indicatori di scarsa protezione o di
contatto con lambiente esterno vanno compresi
gli attinomiceti (Streptomyces, Nocardia, Micromonospora).
Si tratta di forme transienti nellambiente
idrico, che, invece, hanno una larga diffusione
nel suolo.
MICETI
I Miceti o funghi, sono organismi immobili e
comprendono i lieviti e le muffe.
Appartengono al regno vegetale ma sono privi
di clorofilla. In genere hanno una struttura morfologica
costituita da innumerevoli filamenti di cellule
dette "ife", intrecciate fra di loro
e costituenti il micelio.
Le muffe dacqua, morfologicamente più
semplici, non hanno la tipica forma a micelio
dei funghi, ma si presentano come organismi a
forma di sacco con scarse e corte ife.
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