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Valutazione e gestione della qualità dell'aria

Negli ultimi anni, gli organi di governo del territorio sono stati chiamati a cimentarsi sempre più nella formulazione di politiche che considerassero la risoluzione dei problemi connessi con l'inquinamento atmosferico.
In definitiva, da una fase di esclusivo monitoraggio degli elementi di pressione e dello stato, si è reso necessario il passaggio ad una formulazione delle risposte e di conseguenza ad una valutazione dei risultati sia attesi che ottenuti. Questo sia per l'evoluzione normativa avvenuta a tutti livelli, da quello europeo a quello regionale, sia per la crescente sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul tema, la quale non si accontenta più di semplici informazioni, ma esige la risoluzione dei problemi, purché questo ovviamente non li coinvolga troppo in prima persona.

Il passaggio dalla "lettura dell'ambiente" alle "politiche per l'ambiente" richiede la capacità di inserire e interpretare i dati delle reti di monitoraggio in quadro più ampio. Il supporto alle decisioni delle scelte politiche e di valutazione della loro efficacia deve sempre più divenire patrimonio di Arpa ed in quest'ottica va pensato il supporto da fornire agli enti di tutela del territorio. Il rafforzamento dell'eccellenza tecnica, attualmente in corso in Arpa, è un segnale forte in questa direzione.

"Eccellenza" è farsi promotori di un approccio integrato che consenta di dare una lettura complessiva del sistema; lettura che può essere efficacemente effettuata con l'ormai consolidato modello DPSIR (Determinanti-Pressioni-Stato-Impatti-Risposte), così come descritto in figura 2, in cui, nello specifico, abbiamo:

  • Determinanti: le attività umane che producono fattori di pressione;
  • Pressioni: le emissione di residui o la sottrazione di risorse;
  • Stato: lo stato di qualità delle diverse componenti ambientali, nel nostro caso l'aria;
  • Impatti: le variazioni di stato prodotte dai fattori di pressione sulla qualità delle diverse componenti;
  • Risposte: le azioni che vengono intraprese per contrastare gli effetti generati dai determinanti, in modo da limitare la generazione delle pressioni che sono elementi d'insostenibilità; ma anche interventi di bonifica tesi a sanare le situazioni ambientalmente insostenibili (il debito che la generazione attuale deve pagare per le malefatte di quelle precedenti); così come misure di mitigazione degli impatti esistenti.

Risulta così chiaro come il punto focale di tutto il processo sia l'utilizzo di conoscenze e di competenze differenziate, ma assolutamente correlabili, affinché le singole sequenze proposte nel modello possano divenire strumenti di utilizzo quotidiano piuttosto che meri esercizi accademici.
E', quindi, in atto una profonda trasformazione del modo di concepire le attività nel campo dell'inquinamento atmosferico, dovuta alla ridefinizione degli obiettivi e delle strategie da perseguire, quindi anche degli strumenti di conoscenza utilizzati, quali il monitoraggio e l'impiego di tecniche di modellazione. In generale, agli obiettivi di solito considerati, ossia quelli di tutela della salute della popolazione, si aggiungono quelli di comprensione globale del campo di studio.

La conoscenza, che sino ad oggi era fondamentalmente rappresentata solo dal dato derivato dall'utilizzo delle reti di monitoraggio, viene ad essere inglobata in una visione più ampia ove queste rappresentano solo ed esclusivamente uno dei tre elementi fondamentali che, assieme alla caratterizzazione delle emissioni di inquinanti ed alla modellazione dei processi di diffusione trasporto e trasformazione chimica degli inquinanti nell'atmosfera, contribuiscono alla valutazione della qualità dell'aria su tutto il territorio regionale, così come è richiesto dalla direttiva quadro 96/62 CE. Le scale tipiche dei processi di inquinamento e l'integrazione tra le reti di rilevamento che permettono di monitorare tali processi sono schematizzate nella figura 3 (tratta da CTN-ACE, ma l'integrazione tra reti non è che una parte delle integrazioni necessarie riconoscibili all'interno del processo DPSIR.

Chiaramente la corretta integrazione sarà definita solo dal livello di fruibilità dei vari prodotti ottenuti affinché si integrino il più possibile le modalità dell'output. E', infatti, necessario che vi sia la corretta gestione dei dati attraverso il sistema informativo e l'adeguamento a schemi uniformi per tutte le reti solo così ad una integrazione che potrebbe sembrare solo tecnica potrà corrispondere una reale integrazione di conoscenze.
A supporto del processo è stato quindi necessario per Arpa porsi obiettivi che garantissero la fruibilità del modello proposto da parte di tutti gli "attori" in gioco, e nel contempo sviluppare sempre più la capacità di fornire strumenti di supporto delle scelte politiche e di valutazione della loro efficacia.

Questi obiettivi, che Arpa considera strategici e che possono essere riassunti in pochi ma efficaci punti, sono:

  • valutare la qualità dell'aria a livello locale e regionale;
  • supportare i processi decisionali a livello locale e regionale nella gestione della qualità dell'aria mediante l'utilizzo di strumenti specifici, quali ad esempio la modellistica e lo studio degli scenari possibili;
  • garantire la qualità del dato in ogni passaggio del sistema di fruizione;
  • applicare massima trasparenza ed efficacia nel processo di comunicazione;
  • costituire gli inventari delle sorgenti d'inquinamento ed effettuare le valutazioni degli elementi di pressione generati;
  • selezionare un set di indicatori e indici utilizzando lo schema DPSIR, come proposto dall'Agenzia Europea per l'Ambiente e da Anpa, al fine di svolgere l'attività di "reporting" e di orientare i processi decisionali;
  • avviare la costituzione di un Centro di Documentazione Regionale (CDR) quale strumento di supporto alle azioni decisionali di pianificazione territoriale della Regione e delle Province;

Ovviamente un sistema di tale rilevanza e complessità, che ha come fulcro della sua azione le misurazioni in campo ambientale, non può assolutamente prescindere dalla qualità del dato ottenuto, qualità che a partire dalla misura si ripercuote su tutto il sistema, non solo di Arpa.

Ecco quindi che il processo di accreditamento posto in essere dall'agenzia e che a tutt'oggi ha interessato quasi esclusivamente i laboratori, dovrà necessariamente toccare il sistema delle reti di monitoraggio. L'attuale Sistema Qualità di Arpa, che è basato sui requisiti delle norme UNI EN ISO 9002:1994, per quanto riguarda il Sistema di gestione per la Qualità, e UNI CEI EN 45001:1990, per quanto riguarda l'accreditamento delle prove, dovrà essere attentamente analizzato in relazione alle "Linee guida per la stesura del manuale della qualità delle reti di monitoraggio della qualità dell'aria", prodotte dal CTN-ACE, che hanno come obiettivo l'armonizzazione delle metodologie di misura e delle procedure di controllo e di assicurazione di qualità nella conduzione delle reti. Quanto già effettuato, ha messo in evidenza come tutta la parte tecnica ivi contenuta sia sicuramente mutuabile, con gli opportuni adeguamenti, all'interno di Arpa, mentre il recepimento della parte relativa al sistema di gestione per la qualità creerebbe sovrapposizioni procedurali.

Concludendo, è un momento di grosse opportunità per la crescita di Arpa, opportunità che richiederanno però un impegno sempre maggiore affinché il supporto che ci è richiesto possa diventare un'occasione di sviluppo di nuove conoscenze e di ottimizzazione dei sistemi.