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E´ stata realizzata in Emilia-Romagna la prima "rete dei giardini della biodiversità" esistente in Italia, con lo scopo di conservare e far conoscere i frutti più antichi della regione che rappresentano i capostipiti della nostra agricoltura.
La rete dei giardini della biodiversità è formata da 4 giardini-frutteti:
- il Frutteto del Palazzino nel parco di Villa Ghigi di Bologna
- il Giardino della Biodiversità di Cesenatico
- il Giardino dei Frutti da non dimenticare, nella pianura reggiana
- il Giardino degli Estensi, nel centro storico di Ferrara
Questi giardini-frutteti hanno alcuni obiettivi
fondamentali:
- innanzitutto garantire la conservazione del germoplasma e la memoria di queste antiche varietà che rischiano l´estinzione; in questo modo possono essere considerati come banche genetiche.
- il secondo obiettivo è quello della divulgazione e della conoscenza, sono state scelte appositamente aree ad alta fruibilità: Villa Ghigi è un Centro di Educazione Ambientale frequentato da molti studenti, Cesenatico è meta turistica rinomata, il Museo Cervi è un luogo della memoria importante, conosciuto a livello nazionale e Ferrara è patrimonio dell´umanità.
- il terzo obiettivo è quello scientifico, infatti le piante
messe a dimora saranno oggetto di studio da parte di Arpa, in
relazione con i cambiamenti climatici attraverso l´analisi delle
diverse fasi fenologiche delle piante (in base alle finalità della
convenzione con la Regione Emilia Romagna). Luoghi diversi e
complementari per celebrare la diversità rurale, educare bambini e
adulti, compiere studi sulle piante e sul clima e, soprattutto,
conservare le antiche varietà da frutto della nostra regione, come
vuole la L.R. 1/08, dedicata proprio a questo tema.
Ma perché salvare questa biodiversità?
Come sostiene l´antropologa Nadia Brera, gli alberi della biodiversità sono opere d´arte, sono monumenti, sono costruzioni, creati da contadini artisti, creati lavorando. Per ognuno di questi vecchi alberi c´è un contadino o una contadina, con tutto il loro lavoro di creazione e con i loro saperi ed è difficile conservare la biodiversità se non si conservano anche i saperi con i quali è nata. E quando insieme agli alberi avremo conservato anche i saperi, la memoria, le parole, l´affetto ad essi legato, e saremo capaci di comunicarlo alle generazioni future, allora potremo dire di aver salvato davvero quella biodiversità.
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