Organizzazione di un sistema di sorveglianza ambientale e valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di incenerimento in Emilia-Romagna

Domande frequenti


Che cosa sono gli inceneritori?

Sono impianti per lo smaltimento dei rifiuti urbani e/o speciali, che utilizzano processi di combustione condotti in eccesso di ossigeno, senza però alcun recupero energetico; i prodotti della combustione sono essenzialmente biossido di carbonio e acqua. Tali processi trovano frequente applicazione a livello industriale e attualmente vengono utilizzati come una delle soluzioni alternative alla collocazione dei rifiuti in discarica. Gli impianti a tecnologia tradizionale per il trattamento dei rifiuti urbani e/o speciali, utilizzano processi di combustione condotti in eccesso di ossigeno; i prodotti della combustione sono essenzialmente anidride carbonica e acqua.

 

Che cosa sono i termovalorizzatori?

I termovalorizzatori sono inceneritori dotati di sistema di recupero energetico. Sono impianti che utilizzano rifiuti (generalmente i rifiuti solidi urbani, che trattati adeguatamente vengono definiti CDR, ovvero combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile per produrre calore o energia. Si tratta quindi di vere e proprie centrali elettriche. In molti paesi europei non vi è distinzione di termini fra inceneritori e termovalorizzatori, considerati a tutti gli effetti come inceneritori di nuova generazione. Anche la legislazione italiana non distingue i due termini, usando il termine inceneritore per comprendere entrambe le tipologie di impianti.

 

Cosa è un sistema di sorveglianza?

Secondo una semplice definizione dei Centri di Controllo delle Malattie degli Stati Uniti (CDC) del 1988, un sistema di sorveglianza è "un sistema di raccolta sistematica, di analisi e interpretazione dei dati relativi alla salute, essenziali alla pianificazione, implementazione e valutazione della pratica di salute pubblica, strettamente integrato con la tempestiva diffusione di questi dati agli individui o alle istituzioni competenti". Ha quindi come scopo sostanziale la raccolta, analisi e diffusione di dati.
Il concetto di sorveglianza come monitoraggio di malattia o fattori di rischio sulla popolazione, è differente dalla singola osservazione di individui potenzialmente esposti ad un agente infettivo o tossico. La sorveglianza, infatti, è condotta per rilevare sintomi precoci e istituire prontamente delle misure di controllo.

Gli obiettivi di una sorveglianza di salute pubblica sono:

  • identificare o confermare l´esistenza di un problema di salute pubblica;
  • definire gli aspetti del problema;
  • identificare e definire la popolazione su cui intervenire e fare attività di prevenzione;
  • valutare l´efficacia dei programmi di intervento e prevenzione.

La sorveglianza ambientale-sanitaria comprende sia la sorveglianza sanitaria sia il monitoraggio ambientale.
La sorveglianza ambientale-sanitaria è utilizzabile per generare dati epidemiologici sull´importanza e tendenza dell´inquinamento ambientale, dell´esposizione e dei relativi effetti avversi sulla salute.
Sorveglianza e monitoraggio dovrebbero costituire dei componenti operativi di programmi di gestione e controllo per la salute ambientale e dovrebbero essere indirizzati alla valutazione dell´impatto di ciascun programma.

 

Cosa si intende per inventario delle emissioni?

Per inventario delle emissioni si intende una raccolta coerente dei valori delle emissioni, cioè dei quantitativi di inquinanti emessi, divisi per:

  • attività (es. produzione di energia elettrica, trasporti, allevamenti);
  • unità territoriale (es. regione, provincia, comune);
  • periodo di tempo (es. anno, mese, ora);
  • combustibile utilizzato (es. benzina, gasolio, metano);
  • tipo di inquinante (es. NOx, CO);
  • tipo di emissione (es. puntuali, diffuse, ecc.).

Possono esistere diverse tipologie di inventari in riferimento al tipo di informazioni che devono essere raccolte e alle finalità dell´inventario stesso.
Un inventario "base" dovrebbe fornire almeno le emissioni totali annue dei principali inquinanti, riferite ad un´intera area (regione, provincia o comune), suddivise per i principali macrosettori di attività (ad esempio: industria, agricoltura, traffico, abitazioni). Gli inquinanti presi in considerazione saranno in genere:i ossidi di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NO2), particolato totale sospeso (PTS) (eventualmente con la distinzione del particolato fine PM10), i precursori dell´ozono (ossidi di azoto (NOx) e composti organici volatili non metanici (COVNM)). Per i loro effetti sanitari andrebbero inclusi anche il monossido di carbonio (CO) e il benzene.
Un inventario "completo", invece, deve prendere in esame un gran numero di inquinanti compresi quelli presenti in misura minima, e distinguere dettagliatamente tra le differenti attività emissive, tra le diverse aree e tra periodi diversi.
La fase propedeutica alla realizzazione di un inventario è costituita dal censimento delle spani di emissione. Essa consiste principalmente:

  • nella raccolta dei dati relativi agli inquinanti introdotti in atmosfera da ciascuna spane di emissione;
  • nella loro suddivisione secondo una classificazione di attività ben definita;
  • nella stima dei valori di emissione sulla base della tipologia di sorgenti emissive individuate;
  • nell´assegnazione delle informazioni a periodi determinati ed alle aree su cui le spani emissive si collocano.

Queste informazioni possono essere accompagnate anche dalla descrizione dei processi produttivi esaminati, dagli utilizzi delle materie prime che generano emissioni, dalle tecnologie di controllo e abbattimento esistenti.

Possiamo così riassumere i principali utilizzi di un inventario:

  • fornire un supporto per la valutazione e la gestione della qualità dell´aria ambiente, affiancando le misure di qualità dell´aria effettuate dalle reti di monitoraggio e, laddove i livelli degli inquinanti lo consentano sostituendo le misure stesse;
  • permettere la stesura di mappe delle emissioni per la pianificazione territoriale sia per quanto riguarda l´identificazione delle aree "a rischio", sia per programmare la distribuzione di nuove sorgenti;
  • fornire i dati di input ai modelli matematici di diffusione per calcolare le concentrazioni al suolo di inquinanti in atmosfera;
  • rendere possibile l´elaborazione di scenari di intervento, al fine di ridurre l´incidenza di uno o più inquinanti in un´area tramite scelte che incidano sulle spani di emissione;
  • realizzare una banca dati a cui attingere nel caso di obblighi di legge a cui assolvere: stesura Piani Urbani Traffico, Valutazione Impatto Ambientale, Piani Risanamento, ecc.

 

Cosa è un modello di diffusione degli inquinanti?

I modelli di diffusione sono sostanzialmente software che eseguono complessi calcoli matematici su computer, a partire dalle informazioni disponibili sulle condizioni meteorologiche, sulla distribuzione sul territorio delle spani di inquinamento atmosferico, e sui quantitativi di inquinanti emessi da ciascuna spane. Il risultato dei calcoli è una mappa di concentrazione, cioè una rappresentazione di come si diffonde l´inquinamento atmosferico sull´area presa in considerazione.
All´interno delle analisi ambientali del progetto sono stati utilizzati i modelli ADMS-Urban e AMDS-3. Sono modelli in grado di elaborare le informazioni riguardanti le emissioni da sorgenti industriali, da attività domestiche e dal traffico stradale. Consentono di eseguire la stima delle concentrazioni basandosi su modelli di sorgenti puntuali, lineari, areali e volumetriche. Non sono modelli fotochimici, per cui non considerano le reazioni chimiche secondarie degli inquinanti successive alla loro immissione in atmosfera.

 

Cosa si intende per mappe di concentrazione?

Una mappa di concentrazione deriva da una simulazione al computer, con la quale si calcola punto per punto la concentrazione di un inquinante su una determinata area.
Normalmente per la rappresentazione delle mappe si definiscono alcuni intervalli di concentrazione per l´inquinante prescelto (ad es. da 0 a 5 mg/m3; da 5 a 10 mg/ m3 e così via), e si evidenziano con colori diversi le diverse zone dell´area rappresentata, a seconda dell´intervallo di concentrazione che le caratterizza.
I valori indicati sulle mappe di concentrazione possono derivare dagli inventari delle emissioni o da misurazioni. In entrambi i casi dalle informazioni di partenza, rispettivamente quantitativi emessi o valori di concentrazione, disponibili per singoli punti o zone, appositi software ricavano la concentrazione per ogni punto dell´area considerata.

 

Qual è la normativa che determina la definizione di rifiuto?

Il D. Lgs. n. 22 del 5.2.97, meglio conosciuto come "Decreto Ronchi", definisce come rifiuto qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate in allegato al decreto stesso e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l´obbligo di disfarsi. Tuttavia l´elenco dei rifiuti individuati nell´allegato al decreto non è esaustivo. Pertanto, il criterio da seguire per determinare se una data sostanza debba essere qualificata come rifiuto, e di conseguenza assoggettata alla normativa che ne regola tutte le fasi di smaltimento, è quello soggettivo e cioè di valutazione della volontà del detentore di disfarsi o meno della sostanza stessa. Nel Decreto Ronchi i rifiuti vengono classificati, secondo l´origine e la pericolosità rispettivamente in urbani e speciali ed in pericolosi e non pericolosi.

 

In che parti è scomponibile il rifiuto?

Due, secca e umida. La frazione secca è costituita da materiali a basso o nullo tenore di umidità (carta, plastica, fibre tessile, ecc.); tale frazione è d´interesse sia per il recupero di materia che di energia. La frazione umida è composta da materiali putrescibili, ad alto contenuto di umidità, presenti nei rifiuti urbani.

 

Che differenza c´è tra l´RSU (Rifiuti solidi urbani) e il CDR (Combustibile derivato dai rifiuti)?

Sono due fasi consecutive di un trattamento. L´RSU è il combustibile alternativo ottenuto dalla componente secca dei rifiuti urbani; il CDR, la cui definizione è contenuta nel D.M.5/2/98, si ottiene a seguito di un apposito trattamento di separazione e purificazione da altri materiali, quali vetro metalli e inerti.
Il CDR ha mediamente la seguente composizione: 44% carta, 23% plastiche, 12% residui tessili, 4,5% scarti legnosi, 14% organico putrescibile e 2,5% inerti; il suo potere calorifico inferiore è per legge almeno pari a 15.000 kJ/kg (circa 3.600 kcal/kg). Attualmente, sono due le possibilità di impiego di questo materiale:

  • sfuso e/o addensato, per la combustione in impianti industriali (cementifici, acciaierie, centrali termoelettriche, ecc.) o in forni di termovalorizzazione dedicati a griglia o a letto fluido;
  • in pellets, per la combustione con carbone o in combustori a letto fluido bollente o ricircolante.

Cos´è una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS)?

La VIS è la valutazione degli effetti di una particolare azione sulla salute di una popolazione specifica. Essa si definisce genericamente come "qualsiasi combinazione di procedure o metodi attraverso cui una politica o un programma proposto può essere giudicato in merito agli effetti che produce sulla salute della popolazione".  Questo processo utilizza metodi e approcci diversi per identificare e valutare l´impatto potenziale o effettivo sulla salute e l´equità sociale di un programma, una decisione, ecc. Essa si prefigge di ottimizzare le procedure decisionali attraverso raccomandazioni, con lo scopo di accrescere gli impatti positivi e diminuire quelli negativi. La Vis non si limita quindi ad essere uno strumento di monitoraggio e valutazione, ma aspira a fornire una struttura pratica per mettere a fuoco gli effetti di un´azione o progetto sulla salute e le possibilità di controllarli. La VIS è uno strumento capace di accompagnare importanti decisioni politiche con una solida valutazione del potenziale impatto sulla salute, come pure, a lungo termine, di contribuire alla formazione di una maggiore coscienza collettiva riguardo l´importanza di considerare la salute a tutti i livelli politici e decisionali. La VIS non rimpiazza il processo decisionale. Essa procura inforrmazioni preziose per formare e orientare l´autorità decisionale (Taylor L., Blair-Stevens C. 2002).




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